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VDW – dagli esordi al successo internazionale

Un’intervista di Evi Mibelli a Lisa Balasso, architetto e fondatrice della Venice Design Week.

La Venice Design Week è una delle manifestazioni più importanti dedicate al design a livello europeo, con una propria identità e autorevolezza, acquisite edizione dopo edizione. Condivide con la Biennale di Arte e di Architettura un contesto straordinario, onorandone la storica vocazione cosmopolita: Venezia. Qui nelle calli, nei campielli, nei palazzi nobiliari si respirano i fili invisibili di culture che si sono mescolate nel tempo e continuano ad aprire orizzonti inesplorati per la creatività e il futuro della città patrimonio dell’Unesco.

“Niente è più scottante del design”

Gillo Dorfles

È un viaggio avvincente quello che Lisa Balasso, in questa intervista, si appresta a raccontare. Non è solo la testimonianza di una professionista di successo – architetto, un master in gestione e comunicazione dei Beni Culturali, Web designer, progettista di eventi e coordinatrice della VDW – ma soprattutto il racconto di una passione che ha trasformato, letteralmente, il modo di vivere e conoscere Venezia attraverso la lente del design.

La VDW – di cui La casa in ordine è media partner – è un’idea, nata nel 2010, intorno alla quale si sono riunite le migliori forze creative e progettuali degli ultimi vent’anni. Da allora, è andata in crescendo sino a diventare, dopo la Design Week di Milano, la seconda manifestazione dedicata al design per dimensione, articolazione e importanza in Italia (organizzata da Arte e Design Venezia, Associazione Culturale di cui Lisa Balasso è coordinatrice). I presupposti c’erano tutti, fin dall’inizio. Il battesimo del 2010 vide un padrino d’eccezione, una figura centrale della critica d’arte italiana e mondiale per quasi un secolo: Gillo Dorfles.

A sinistra, divano Stravaka, nato dal progetto del designer veneziano Michele Scarpa, VDW 2024. A destra, la Kori chair disegnata da Marek Błażucki per il brand Bozzetti, presentata alla VDW 2023.
divano-Stravaka-e-la-Kori-chair

“Ricordo l’entusiasmo che accordò all’idea di creare una Design Week nel cuore di Venezia, con le peculiarità e le unicità che una città come la Serenissima offre – spiega Lisa Balasso-. Al design ha sempre attribuito un ruolo ben più articolato della semplice espressione di tecnica e funzionalità. L’ha definita un’arte utilitaria dove, al valore d’uso, si associa sempre una qualità estetica e una originalità creativa, ma ancora più importante ha sempre attribuito al design un ruolo di termometro sociale, di fenomeno di comunicazione che racconta più delle parole, lo spirito del tempo e come la società evolva e si rappresenti nella quotidianità degli oggetti con cui si relaziona e nei quali si identifica. Una visione condivisa, che ha segnato l’evoluzione stessa della VDW”.

La manifestazione veneziana non ha mai tradito i presupposti di partenza, puntando a stimolare il dialogo tra innovazione industriale, artigianato contemporaneo, arte e comunicazione in una programmazione diffusa nel singolare tessuto urbano di Venezia e della sua laguna. Un lavoro incessante di ricerca, di connessioni tra botteghe artigiane, studi professionali, laboratori, scuole, musei, progettisti e designer, industrie del territorio che trasformano la città in un crocevia creativo e di culture che si mescolano, onorando la secolare vocazione cosmopolita della Serenissima. Tutto con una coerenza e selezione esemplare, tale da rendere la lettura delle connessioni chiara e stimolante. In questo è davvero un fenomeno unico nel suo genere che la differenzia dalla Milano Design Week.

Collezione di complementi d’arredo di CTRLZAK Art & Design Studio per JCP Universe. Esposizione presso la Capsule Venice Gallery per la VDW2024
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È chiaro che la fonte di ispirazione sia stato il Fuorisalone di Milano. La Milano Design Week è la madre di tutte le settimane del design italiane e internazionali. Un evento globale che ha segnato a partire dagli anni 80 il mondo del design, con eventi, presentazioni, installazioni al di fuori dei canonici padiglioni del Salone del Mobile, per estendersi nel tessuto della città. Ed è il Salone del Mobile, nato nel 1961 per volontà di un gruppo di imprenditori illuminati, che segna la matrice di partenza di tutto: la valorizzazione delle eccellenze della produzione industriale italiana nel campo del mobile, unendo la creatività dei maestri brianzoli con i processi produttivi di serie. Il riferimento originale del Fuorisalone – con tutte le declinazioni, evoluzioni ed estensioni succedutesi nel tempo – resta fondamentalmente questo”.

“Nel caso della VDW il discorso cambia. È stato costruito un percorso che affonda le radici nella tradizione artigiana di cui Venezia e la Laguna sono depositarie, coniugandole con la creatività impressa nel DNA stesso del territorio, che sin dalle sue origini ha fatto della contaminazione il suo tratto di unicità. Va ricordato come Venezia abbia una doppia anima: il mare con le sue rotte commerciali e aperture verso il mondo e l’entroterra con le sue tradizioni e identità orgogliosamente custodite. La convivenza di due anime che, alla fine, producono qualcosa di speciale e tendono la mano all’inatteso, all’originale. Diciamo che la VDW è una piattaforma mobile, in fermento continuo. Non rappresenta un modello statico, è – vien da pensare – la rappresentazione dell’incessante processo di trasformazione della realtà contemporanea, dove nulla resta uguale. Prima che una manifestazione è un modo di pensare”.

Lampada-vaso Soffio della collezione Zafferano Lampes-à-porter, design di Federico de Majo, photo © Design33.
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È così che l’intera città lagunare, ogni anno, accoglie un vasto programma di mostre, talk, installazioni, visite guidate dove ogni singolo luogo toccato e attraversato, entra a far parte di un racconto collettivo sul progetto e il design contemporaneo. La VDW è un evento a cielo aperto, che si dipana tra campielli, piazze, canali e Palazzi nobiliari aperti alle visite per l’occasione, che permette di scoprire microcosmi di creativi, atelier di ceramisti, fornaci di vetrai, esposizioni di designer emergenti, incontri tematici e show-room, portando vita a porzioni di città laterali alle rotte turistiche principali. È tornare a ricostruire – in chiave contemporanea – la vita, la socialità e lo scambio che fu della Venezia storica, restituendola – tra l’altro – ai suoi orgogliosi residenti. Una visione che supera l’idea di una città museo, per affermarsi come città viva, propositiva e in divenire.

“La crescita della VDW è il frutto di una attenta analisi dei temi che, di edizione in edizione, vengono proposti e che fanno da filo conduttore. Un fil rouge che lega ogni singola partecipazione, evento, installazione a un tutto coerente pur nella diversità di espressione e di approccio progettuale, critico, culturale e artistico.  È una sfida continua trovare nuovi modi di presentare idee e prodotti, immaginare concetti e pensieri da condividere ed esplorare, stimolare dibattiti su temi che pongono al centro il futuro del progetto, del design e della città tra innovazione, sostenibilità e salvaguardia”.

A sinistra, lampada Dondolina della collezione Zafferano Lampes-à-porter, design di Pio e Tito Toso, premiata con l’iF Design Award 2026. Photo © Startype. A destra, dettaglio dell’allestimento con tappeto in feltro di Fefostudio & Déjate Querer, tableware collezione Saudade, photo © Design33.
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“Tempora” (2025), “Out of Context” (2024), “Synestesias” (2023), “Origins” (2022), “Design x Tutti” (2021), “Design a step forward” (2020)… Ogni appuntamento è stato come una tessera di un mosaico che si è collocata in un disegno più ampio, creando trame, seminando visioni. Il design non si esaurisce, quindi, in un gesto creativo singolo ma diventa contributo corale, parte di un dialogo tra ambiente naturale e artificiale, tra tecnologia e valorizzazione del passato, tra estetica ed etica, tra esperienza umana e testimonianza, tra l’arte del fare artigianale e la ricerca di nuove tecnicalità che mutano l’essenza stessa degli oggetti, la loro estetica e le potenzialità d’uso.

“È un impegno che comporta sforzi organizzativi importanti, capacità di fare network e scouting di alto profilo. A partire dalla selezione dei progetti dei partecipanti che devono rispondere a precisi criteri: essere innovativi, privi di ‘barriere’ – siano esse fisiche sia culturali -, essere perfettamente integrabili in quella che viene definita economia circolare. Non da meno, favorire occasioni d’incontro tra professionisti e imprenditori in una logica di scambio libero e informale, fuori dai canali tradizionali come le fiere di settore. Altra sfida – strutturale – è il reperimento dei fondi per sostenere la manifestazione. Fondamentali sono le sinergie costruite negli anni a livello internazionale e una politica di accoglienza mirata anche per brand piccoli ,ma di estremo interesse sul piano delle proposte. Non ultimo il fatto di essere una Associazione Culturale che consente, sul piano amministrativo e legale, di muoversi anche con attività di raccolte fondi e accedere a stanziamenti per la cultura a livello europeo”.

“Filamenta. Tessuti tra moda e interior design”, mostra curata da Angelica Stea e Lisa Balasso, coordinatrice della Venice Design Week 2025, allestita presso Palazzo Mocenigo in occasione della Venice Design Week 2025.
mostra-tessuti-venice-design-week-2025

Meritatamente la VDW viene affiancata alle blasonate Biennali di Arte e di Architettura che Venezia accoglie sotto i riflettori del mondo. Ha raccolto il Patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Veneto, del Comune di Venezia, dell’ADI Delegazione Veneto e Trentino Alto Adige, dell’IUAV ed è parte della rete nazionale e internazionale delle Design Week.

Intanto fervono i preparativi per il prossimo appuntamento d’autunno: dal 9 al 18 Ottobre con la sedicesima edizione della VDW. Tema? “100% – Misurare il design tra responsabilità, precisione, rispetto e lentezza”.

L’attesa è alta, le aspettative altrettanto: inevitabile quando ci si abitua alla qualità e al valore sempre più significativo di una manifestazione che continua a sorprendere per la capacità di stimolare riflessioni sul futuro del progetto e del design contemporaneo.

Le anticipazioni saranno argomento per una prossima intervista de La casa in ordine. Stay tuned.

venicedesignweek.com

In copertina, Julie Conway, glass artist & lighting designer, al lavoro con Simone Cenedese, maestro vetraio in Murano, per una nuova collezione presentata a VDW 2024.

Si ringrazia la VDW per il materiale fotografico fornito. 

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