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Lezioni di stile – il lusso del tempo lento

di Evi Mibelli.

Una casa torinese dove il tempo diventa materia e ogni stanza racconta una storia. Arredi vintage, pezzi trovati nei mercatini, oggetti salvati dall’oblio e colori audaci si incontrano senza fretta, componendo un abitare personale e in continua evoluzione. Un invito a fare della lentezza un nuovo modo di arredare.

A Torino, in uno stabile della fine degli anni ’30 in stile Novecento, un appartamento di quasi 78 mq ha conservato le sue caratteristiche originali, in una ristrutturazione limitata all’essenziale. La magia di questa abitazione sta nella rara sensibilità della sua proprietaria – un’artista orafa e fashion designer – di saper accostare colori, luci, tessuti, oggetti e arredi di seconda mano e vintage, in un equilibrio di contrasti originali e armonie delicate che offrono spunti e ispirazioni per un modo più lento, creativo, personale e anche low cost, di arredare casa.

Il pavimento d’epoca offre la base cromatica per trasformare il soggiorno in uno spazio dalla personalità ricca e poliedrica. Porzioni di pareti sono smaltate di un rosso scuro, satinato, sulle quali si proiettano gli arredi, rigorosamente second hand, che restituiscono un’atmosfera d’altri tempi. Il mobile cassettiera è un tipico esempio di Art Déco italiano, con sagoma bombata e pomelli in vetro stampato; la poltrona a dondolo è originale degli anni ’70 disegnata da Luigi Crassevig; l’applique è un modello mid-century ispirato alla produzione Stilnovo così come il lampadario a tre elementi in vetro opalino bianco. Il tavolo è di fine ‘800 in legno di noce massello, mentre le sedie sono datate anni ’50 e attribuite a Vittorio Dassi. Sulla parete opposta si trova una grande libreria realizzata su misura.
living-art-deco-e-libreria-parete

Potremmo chiamarlo slow living. Un’attitudine che si oppone all’urgenza, alla corsa affannosa di questo mondo globale e tecnologico che ingabbia e ci rende sordi alla bellezza e al piacere della sua ricerca. L’abitare sembra sottostare alla stessa pressione: pianificare, costruire, ristrutturare, arredare. Subito. È tempo, invece, di rallentare e di scandire il ritmo dei nostri passi e del respiro che li accompagna. Di pensare alla casa come a un luogo di stratificazioni che raccontano la nostra vita, i ricordi, le passioni. Lontani da mode, tendenze e, perché no, anche dagli architetti.

Una provocazione ovviamente, ma anche un rivendicare l’unicità della nostra dimensione del vivere. Senza intermediari.

A sinistra, una piccola scrivania in legno con fascia frontale cannettata, tipica del design italiano della metà del Novecento, sormontata da una vecchia macchina per scrivere Invicta Torino comprata da un rigattiere, accompagnata da piccoli oggetti e una lampada da scrivania degli anni ’40 acquistata sulla piattaforma Marketplace, in vetro verde opalino e fusto in ottone. Una singolare specchiera degli anni ’50 completa questo suggestivo angolo della casa. A destra, il corridoio accoglie diversi elementi d’arredo, tra cui una sedia – di tre recuperate sempre sulla piattaforma Marketplace – attribuite a Vittorio Dassi, prodotte tra il 1950 e il 1955. Acquistate a un prezzo irrisorio sono, in realtà, molto ricercate dai collezionisti di modernariato. Il loro valore sul mercato vintage è stimato intorno ai 500 euro a esemplare.
scrivania-legno-cannettato-e-sedia-di-design-marketplace

Questo appartamento interpreta magistralmente l’estetica della lentezza. La distribuzione interna è classica dell’epoca: doppia esposizione, un corridoio centrale, i soffitti alti con modanature in gesso, pavimenti in graniglia – differenti per decoro in ogni stanza – e i tradizionali termosifoni in ghisa con tubature a vista. Tutto ciò, a un occhio poco allenato all’immaginazione, potrebbe apparire semplicemente vecchio. Entrando, invece, si respira un’atmosfera sospesa che permette allo sguardo di correre lungo i contorni degli spazi, indugiando in una infinita serie di dettagli lasciati lì a testimoniare il passato che li ha concepiti e che hanno attraversato – muti – vite precedenti.

A sinistra, nessuno spazio della casa è rimasto inutilizzato: una porzione del corridoio è stato trasformato in un piccolo laboratorio di oreficeria. L’uso dello smalto nero alle pareti definisce lo spazio dove vengono esposti i preziosi. Il fondo scuro, infatti, consente una migliore visione dei gioielli, delle pietre incastonate e dei dettagli delle lavorazioni. A destra, lo specchio anni ’50 completa la dotazione del laboratorio, amplificando sia la luce usata per lavorare al banco di oreficeria, sia dando profondità ulteriore al corridoio.
piccolo laboratorio oreficeria in corridoio con specchio anni 50

Salvo un indispensabile controsoffitto nel corridoio per consentire di adeguare l’impianto elettrico, e una porzione di parete in cartongesso nella camera da letto per ricavare uno spazio atelier, null’altro è stato modificato. Tutto si è giocato sull’uso del colore – saturo e ardito nelle nuance scelte sino a spingersi a uno smalto nero per il bagno e il mini-laboratorio di modellazione dei gioielli.

I pavimenti in graniglia a decoro geometrico sono stati ripuliti e portati alla loro bellezza originale insieme a quelli neutri del corridoio, del bagno e della cucina. Discorso analogo per tutte le porte interne: stuccate, lavate e lasciate con i segni del tempo. Le tubature restano, come già accennato, volutamente a vista: scandiscono la verticalità delle pareti e creano campiture dove incorniciare arredi, oggetti, quadri e ricordi di viaggi.

A sinistra, la cucina è concepita come un salotto privato, giocato sulle nuance calde di salmone e bianco latte. Un piccolo tavolo di fine ‘800, acquistato per poche decine di euro, è completato da due sedie degli anni ’50 recuperate su Marketplace. Il lampadario è originale della fine degli anni ’50, in vetro incamiciato veneziano verde acqua, acquistato presso la rigatteria amatoriale Dusty Gold (Solbiate Arno, VA). Particolare è la lampada da terra con il fusto in ceramica e ottone, piedistallo in onice e paralume plissettato. Anch’essa databile anni ’50, è stata salvata dalla discarica e, collocata in un ambiente adeguato, ha riacquistato tutta la sua allure. Sullo sfondo il classico carrello TV anni ’60 trasformato in un perfetto supporto per piante. Nota a margine, lo specchio vintage inclinato a parete sopra la credenza: un tocco di luce e di contrappunto spaziale. A destra, la zona lavello/fuochi (con piastra a induzione) è stata ricavata impiegando una vecchia credenza degli anni ’50, recuperata in un capannone in abbandono. La vetrinetta, con l’interno mosaicato a specchio, è stata staccata e affissa con nuove staffe alla parete per garantire lo spazio utile, in altezza, per la zona lavoro. I pomelli sono in vetro stampato rosa e fanno da richiamo alla parete opposta color salmone. Una comoda lampada industriale Seminara, a braccio, completa la dotazione funzionale della cucina. In cucina, e non solo, è visibile una ricca e variegata collezione di stoviglie e teiere d’epoca.
cucina con arredi mixati stile retro anni 50 60

“La bellezza non va confusa con il lusso, che è spesso un ostacolo alla vera bellezza. La bellezza può essere raggiunta con semplici mezzi e senza grandi spese. Le persone devono cominciare a comprendere che la bellezza nella vita non è solo una stravaganza; che lavori meglio, ti senti, meglio, diventi più gioioso se nella tua casa sei circondato da bei colori e belle forme”.

Questa citazione di Ellen Key, risalente al 1899, riassume esattamente lo spirito che attraversa le stanze di questa casa, in particolare la cura prestata nella scelta degli arredi, dei complementi, degli oggetti che ne compongono la scenografia.

Ogni singolo protagonista – dalle sedie alle credenze, dagli armadi ai tavolini, dalle lampade ai tavoli, dalle poltrone alle cassettiere, dai vasi alle stoviglie e ai tessuti – ha una storia, risultato di incontri fortuiti girando i capannoni second hand delle periferie, dei magazzini  di vecchi rigattieri, dei più moderni marketplace online e, talvolta, di autentici salvataggi in strada di pezzi destinati alla discarica.

È blu la dominante presente nella camera da letto, un colore sinonimo di pace e tranquillità e, come per gli altri ambienti della casa, a dare stile sono i dettagli. Tutto segue lo stesso fil rouge del second hand: la bella sospensione angolare, anni ’50, con asta rigida in metallo e bulbo in vetro opalino celeste messa al posto della classica abat jour (su Marketplace); il mobile radio Art Déco in noce, a fianco del letto (da mercatino) e il tavolino Art Déco come pediera (da Dusty Gold Rigatteria). A sinistra un pregevole esempio di mobile con specchiera degli anni ’30-’40 in stile Déco italiano, lastronato in pregiata radica di noce e con maniglie originali in ottone e bachelite (recuperato in un deposito di mobili in provincia di Milano).
panoramica-camera-da-letto-stile-retro

Qui conta l’occhio, la curiosità, l’educazione al gusto e una passione per l’arte, il design, l’artigianato. È qualcosa che non s’improvvisa, si coltiva leggendo, viaggiando, visitando mostre, e dando spazio a una curiosità onnivora mai sazia, per tutto ciò che è creativo. È innamorarsi di un dettaglio, di un colore, di una forma.

Per costruire ambienti slow living occorre tempo. Occorre un’idea che sia allenata all’attesa, all’occasione, al momento giusto che verrà. Alla fine non conta la perfezione, spesso fotografata nelle blasonate riviste di architettura, conta il piacere che si vive nel rincorrerla. E nel farlo si vive. Nulla è statico, per fortuna.

A sinistra, nella camera da letto è stato ricavato anche un piccolo  atelier fashion dove sono raccolti tessuti, filati e modelli della designer. A destra, ogni singolo oggetto è da collezione, come la sveglia vintage acquistata presso Dusty Gold Rigatteria per pochi euro. In primo piano, alcuni gioielli di produzione Glix Atelier.
piccolo-atelier-fashion-in-casa e sveglia da collezione

Scriveva Estrid Ericson nel suo Catechismo sulla decorazione degli interni del 1939: «Non dobbiamo mai dimenticare di coltivare la libertà all’interno delle nostre case, di non rinunciare a oggetti solo perché potrebbero compromettere il nostro formalismo estetico. Non è mai una tabella di colori prestabilita a dare personalità a una casa, ma sono tutte le cose che si collezionano nel corso della vita. Tutte le cose che un tempo amavamo, insieme a tutte le cose che amiamo oggi. Le nostre case non sono mai complete. Per tutta la vita continuiamo a costruirle».

In copertina, vista del piano cucina e della vetrinetta soprastante, in una casa torinese dallo stile retrò. Ogni elemento d’arredo è il risultato di una ricerca passata nei mercatini dell’usato, nell’intento di unire risparmio, recupero e creatività. Con risultati di grande charme.

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