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Genius Loci – linfa per il design

di Sara Gecchelin.

La creatività di Giuseppe Arezzi intercetta l’anima profonda della mediterraneità e la trasforma in laboratorio attivo di idee e materiali su cui lavorare. Ogni progetto attinge al potere grezzo della tradizione per dare forma a nuovi rituali della vita contemporanea.

Per questo designer multidisciplinare originario di Ragusa, il Genius Loci del Mediterraneo è una fonte inesauribile di ispirazione: un incubatore di possibilità future dove gli archetipi del passato e la maestria artigiana locale alimentano l’innovazione, delineando un nuovo concetto di design a servizio delle persone e del territorio.

Con i suoi ultimi due lavori, Giuseppe Arezzi firma una doppia sfida progettuale, che ridisegna i confini dello spazio pubblico e privato. Da un lato, affronta la complessità dello spazio collettivo con un inclusivo progetto di arredo urbano, pensato per restituire valore culturale e funzionalità alla vita di comunità. Dall’altro, si addentra nell’intimità della casa per celebrare il rito della convivialità attraverso un sofisticato complemento per la tavola dalle forme “capolavoro”, tratte dall’edilizia vernacolare della sua Sicilia.

L’EDICOLA, NUOVO PENSATOIO SOCIALE

Il designer Giuseppe Arezzi ritratto dentro Edicola 518, progetto di re-design 2026. Photo © Giovanni Emilio Galanello.
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Nel cuore pulsante della città di Perugia, in prossimità delle scalette di Sant’Ercolano, la brillante iniziativa di Laboratorio di Creatività Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, vede Giuseppe Arezzi protagonista del progetto “L’Edicola che Vorrei”. Esemplare intervento di riuso urbano che, dal 1° giugno 2026, offre alla città umbra un panoramico rifugio di sosta, accesso all’acqua potabile e mini presidio dove organizzare incontri spontanei sulla pubblica piazza.

Caratterizzato dal colore rosso, questo intervento segna un netto distacco cromatico con il passato, pur preservando l’involucro originale. Photo © Giovanni Emilio Galanello.
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Attraverso un cambio di prospettiva, il designer riapre Edicola 518, lo storico newstand, già riconvertito nel 2016 in corner per l’editoria indipendente, come una nuovissima “Oasi urbana per l’esibizionismo culturale”, dimostrando come il mini baluardo della carta stampata può mutare in luogo di riferimento cittadino: simbolo di pausa, di lettura e di confronto culturale che mantiene intatte memoria del passato, dimensioni e struttura iniziali.

Il chiosco viene interpretato non solo come architettura minima, ma come un mobile abitabile e adattabile. Al suo interno, ogni elemento tecnico è pensato per favorire l’incontro e la libera fruizione dello spazio pubblico. Photo © Giovanni Emilio Galanello.
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Con un re-look cromatico totale, infatti, l’involucro originale diventa oggi un attraente red point urbano per favorire l’incontro e la libera fruizione dello spazio pubblico, tra salita e discesa. Arezzi rivede completamente l’interno che, al posto del banco espositivo, ospita ora un accogliente mobile-gradinata, con integrati vani tecnici. Nuovi infissi fungono da sistema espositivo per una selezione editoriale liberamente consultabile mentre, come estensione del progetto nell’area circostante, sono messi a disposizione piccoli sgabelli-leggio, chiamati Ambo, disegnati per correggere il dislivello del gradino e diventare sia seduta che display espositivo per libri e riviste.

A sinistra, firmato dal designer in collaborazione con il Seed Festival, Ambo è uno sgabello-leggio in legno di rovere laccato rosso, il cui nome ne evoca la duplice funzione. Photo © Giovanni Emilio Galanello. A destra, anima del progetto è la fontana centrale: «l’acqua potabile è un bene primario, esattamente come lo è l’informazione di qualità – afferma il designer. «Inserirla in questo contesto significa restituire un valore sociale e un servizio concreto alla comunità e ai passanti». Photo © Giovanni Emilio Galanello.
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Edicola 518 è pensata per rimanere accessibile alla cittadinanza anche durante l’orario di chiusura notturna. Con questo intervento site-specific, l’autore scardina la tradizionale configurazione tipologica del chiosco dei giornali, per offrire un dispositivo di “attivazione sociale” nel quale le persone gestiscono autonomamente lo spazio, le pubblicazioni e le sedute nonché l’acqua potabile, distribuita gratuitamente da un dispenser centrale in acciaio inox, ispirato alle fontane di piazza.

UN’ARCHI-CARAFFA ISPIRATA AL CATUSO

E ancora sul tema dell’acqua si gioca l’abilità del designer nel dare lustro a un classico della cultura mediterranea, stavolta con il progetto di un complemento per la tavola che prende spunto dal “catuso”, un antico sistema di raccolta delle acque pluviali tipico delle costruzioni siciliane.

Nasce così la caraffa Catusa che, imitando la forma dei moduli cilindrici usati nelle abitazioni mediterranee per raccogliere e convogliare l’acqua piovana, è impilabile.

A sinistra, la caraffa impilabile Catusa misura ø 11×h26 cm e ha una capacità di 75 cl. Photo © Melissa Carnemolla. A destra, Catusa trascina con sé la memoria di un antico elemento architettonico, reinterpretato in chiave contemporanea, che si presta a nuovi usi nel raccogliere e distribuire l’acqua.
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Questo nuovo progetto reinterpreta un prodotto della tradizione quotidiana attraverso la fusione dell’artigianato ceramico con una visione contemporanea del design di prodotto.

Realizzata a mano in ceramica smaltata, Catusa si fa notare sul piano grazie a colori vivaci e allo slancio del contenitore che, lasciando intatte le linee pure ed essenziali, quasi ecclesiali, degli elementi in terracotta originali, mantiene un forte legame con l’acqua e il rituale della condivisione.

Fatta a mano a Caltagirone, Catusa è disponibile in tre colori – blu, giallo e arancione – ed è distribuita da Mecòri – Ceramiche di Caltagirone Francesco Pistone, a Ragusa Ibla. Photo © Melissa Carnemolla.
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Dalla ridefinizione estrema della sua nuova edicola, che coniuga sostenibilità e decoro, al riuso quasi nostalgico del catuso siciliano, che ora supporta i gesti del quotidiano, Giuseppe Arezzi continua a credere nel valore degli oggetti archetipici per una narrazione delle qualità stilistiche e funzionali di cui sono portatori e prosegue così la sua ricerca sul territorio e su modelli esistenti esemplari, esplorando il potenziale del saper fare Mediterraneo.

Entrambi offrono una visione poliedrica delle eredità del passato e rappresentano un re-design che è una sintesi tra estetica contemporanea e funzionalità quotidiana, ottenuta attraverso una metodologia progettuale attenta al dettaglio: dallo studio di materiali, forme e colori, al richiamo della centralità funzionale dell’acqua, vero filo conduttore tra questi due progetti.

giuseppearezzi.com

In copertina, posizionata sule scalette di Sant’Ercolano, Edicola 518 «preserva il rito della quotidianità che storicamente appartiene all’edicola» racconta Giuseppe Arezzi. «Se un tempo ci si fermava per acquistare informazioni, oggi ci si ferma per elaborarle attraverso il riposo e la lettura». Photo © Giovanni Emilio Galanello.

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