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Esperienze – al cospetto del fuoco

Inseguendo il magnetismo della fiamma, la materia e il design nel cuore di Fornace De Martino.

È un filo rosso incandescente quello che guida il nostro viaggio a Salerno alla scoperta di Fornace De Martino e che mi ha dato l’opportunità di conoscere da vicino il mondo dell’antica manifattura del cotto di Rufoli: luogo dove la maestria secolare si inchina alla forza del fuoco, governandone calore, colore e vitalità per la creazione di prodotti ineguagliabili.

IL COLORE DEL TEMPO – DA OPLONTIS A RUFOLI

Il tour ha inizio a Torre Annunziata, nel sito archeologico di Oplontis, custode di uno straordinario esempio di domus romana – Villa Poppea – che mette in luce il rapporto inesauribile tra artigianato, architettura e cultura materiale di questo territorio millenario.

Lavorato a mano secondo logiche millenarie e cotto nelle antiche fornaci a legna, il cotto di Rufoli si distingue per le sue calde sfumature cromatiche, la tipica superficie ondulata e una straordinaria resistenza che lo ha reso, nei secoli, un’eccellenza dell’architettura e dell’artigianato campano. Photo © Howard Sooley.
fornace-de-martino

Poco distante, nelle sale del palazzo antico del Giardino della Minerva a Salerno, avviene il primo incontro con il cotto di Rufoli. La pavimentazione si staglia con una patina terrosa, quasi aranciata, contro le pareti affrescate. Non è un arancio qualunque: è il colore del tempo che ha cullato la fiamma sull’argilla. Lo si ritrova uguale, anche a distanza di molti decenni dalla posa, quando la luce colpisce le mattonelle di traverso.

Un esempio di Cotto naturale prodotto da Fornace De Martino insieme ad altre due tipologie: Cotto colorato e Cotto smaltato. Photo © Antonio Alaimo.
cotto-fornace-de-martino

«Sono state realizzate dai miei avi», ci racconta Daniele De Martino, oggi alla guida dell’azienda insieme al papà Tommaso. Una storia di famiglia che nasce sulla collina di Rufoli di Ogliara, alle porte di Salerno, luogo in cui la pratica manifatturiera della terracotta affonda le sue radici già in epoca etrusco-sannitica e romana e dove la presenza dei De Martino è documentata sin dal 1479. Un esempio di rara centralità territoriale e permanenza generazionale, che ha permesso all’attività di rimanere l’unica fornace storica ancora attiva nella zona, conservando un sistema produttivo interamente manuale, dalla formatura con stampi sino alla cottura nei forni a legna.

IL RITUALE DELLA COTTURA – IL LAVORO DELL’UOMO

La camera di combustione, cuore della fornace, alimentata e domata con attenzione dal mastro fornaciaio. Photo ©  Howard Sooley.
lavorazione-fornace-de-martino camera combustione

Arrivati nella sede di Rufoli, veniamo guidati dietro le quinte della produzione. Qui, al cospetto del fuoco, si avvia un ciclo di trasformazione interamente affidato alle mani e all’esperienza di chi lavora. Il cuore pulsante di questo laboratorio è la fornace. Nella sua camera arde una fiamma alimentata da fascine di legna sottile, scelte per la loro capacità di diffondere il calore, e da una ventilazione naturale favorita dalla posizione del sito produttivo.

La formatura manuale dell’argilla in stampi di legno è uno dei processi di lavorazione delle mattonelle, cui segue l’essiccatura e la successiva cottura su apposite griglie. Photo © Howard Sooley.
formatura manuale piastrella dall'argilla

Una volta inserite le mattonelle in argilla, in precedenza modellate a mano e disposte su essiccatoi verticali secondo un ordine preciso (pensato per permettere al calore di attraversarle e trasformarle in modo uniforme), si chiudono le porte della fornace e si attende.

La cottura dura due giorni. In questo processo l’occhio sostituisce ogni strumento: la temperatura ideale, tra i 960 e i 1.000 gradi, si riconosce dal colore del fuoco.
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«A questo punto la temperatura non si misura con gli strumenti, si interpreta» – ci dice Tommaso De Martino, mastro fornaciaio. ll governo della fiamma avviene attraverso l’apertura e la chiusura delle nove canne fumarie, che permettono di direzionare il calore all’interno della camera di combustione seguendone il movimento naturale verso il centro. È un lavoro di precisione assoluta fatto di continue correzioni, di letture minime, di attenzione costante.  L’ispezione del calore avviene attraverso piccole aperture lungo le canne fumarie e lungo i muri perimetrali della fornace, dalle quali si osserva la fiamma per analizzarne il colore e calibrare il tiraggio. Quando raggiunge una tonalità simile all’oro, la trasformazione ha trovato il suo equilibrio.

La fornace richiede giorni di preparazione per accogliere migliaia di mattonelle disposte secondo un ordine preciso.
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La fornace viene alimentata per un paio di giorni e alla muratura si segna una croce: un rito simbolico che sussurra: «fin qui la mano dell’uomo ha fatto il possibile, d’ora in avanti sarà Dio a decidere». Da questo affidamento, quasi sacro, e dopo giorni di raffreddamento, ogni mattonella viene estratta e “suonata”, per verificarne la qualità.

RELAZIONI E PAESAGGI –  DESIGN CONTEMPORANEO E UN NUOVO IMPIANTO

Nel corso degli anni l’azienda ha prodotto centinaia di manufatti che rappresentano un intero paesaggio fisico e immateriale di saperi, incontri e contaminazioni culturali. Figure come David Chipperfield, Vico Magistretti, Paolo Portoghesi, Luigi Vietti e Alberto Ponis sono stati capaci di riconoscere e fare proprio questo linguaggio progettuale fondato sul rapporto tra la terra e il tempo e di metterlo in dialogo con il proprio talento.

Rufoli è innanzitutto una condizione naturale: una collina argillosa alle porte di Salerno il cui pendio, da Brignano a Ogliara, è plasmato fin dall’antichità dall’estrazione dell’argilla. In questo paesaggio millenario il cotto è una risorsa identitaria della terra, estratto e lavorato nello stesso identico luogo dalla famiglia De Martino fin dal 1479. Photo © Howard Sooley.
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Da questa lenta trasformazione della materia attraverso gli elementi che la natura circostante offre, integrati nel tempo con nuove argille e pigmenti, prende spunto anche la ricerca contemporanea che Fornace De Martino ci svela poco dopo. La visita prosegue, infatti, nel rigoglioso bosco adiacente, dove ci vengono introdotte le nuove collezioni firmate da Giulio Ridolfo, che sviluppa una palette cromatica nel cotto colorato in pasta ispirata alle terre locali e alle stratificazioni del Mediterraneo, e da Marialaura Irvine di Studio Irvine, che lavora sui formati e sui sistemi compositivi, rileggendo il patrimonio sedimentato della tradizione.

Primi esiti della ricerca cromatica e le sperimentazioni che hanno portato Giulio Ridolfi alla definizione delle tonalità di progetto. Sono 32 i nuovi colori per Fornace De Martino. Photo © Howard Sooley.
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Marialaura Irvine apre nuove possibilità di configurazione, reinterpretando formati, pose e sistemi compositivi della fornace. Qui la linea Rigore e Sentimento con i mattoni Lui e Lei, presentati durante il Salone del Mobile 2026. A destra, un ritratto della designer con i mattoni Lui e Lei (Rigore e Sentimento). Photo © Frank Stelitano.
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L’altra novità che apprendiamo in anteprima è che in questo spazio, tra alberi alti e verdi, presto la storia e l’innovazione saranno fuse nel progetto di ampliamento del sito produttivo curato dagli architetti Mariano Cuofano, Fabrizio Scatteretico e Piero Gorga. Una struttura moderna ma responsabile, che grazie al suo basso impatto ambientale consentirà di riunire nella casa madre tutte le attività di lavorazione ora decentrate, tutelando allo stesso tempo il proprio territorio.

L’UOMO E LA FIAMMA – IL MITO CONTINUA

Al tramonto, il pathos di questo viaggio trova il suo picco quando assistiamo alla rappresentazione incentrata sul mito greco di Prometeo, l’eroe che ruba la fiamma agli Dei per donarla all’umanità. Una metafora ideale per raccontare la missione della Fornace De Martino, che quel fuoco divino continua a rubarlo e a domarlo ogni giorno per accendere emozioni, percorrere il tempo e generare nuove possibilità attraverso un unico, magnetico filo conduttore.

E durante la cena in compagnia di architetti, designer e giornalisti, guardando le mattonelle sulle scaffalature alte come sculture attorno a me, torna in mente quel colore visto durante la mattinata: il riflesso dell’inconfondibile estetica del cotto di Rufoli sulle architetture. Superfici aranciate mai uguali a sé stesse, che ogni terracotta porta addosso con naturale eleganza.

Una visione chiara, potente e coerente con un’autenticità lunga secoli e una storia di dedizione dell’uomo, che lavora ogni giorno per mantenersi al passo con le esigenze del cliente avendo, allo stesso tempo, un’idea molto chiara di ciò che ama fare.

Un ringraziamento a Fornace De Martino per questa esperienza unica.

fornacedemartino.it

In copertina, Fornace De Martino: Daniele e Tommaso De Martino, alla guida dell’azienda di famiglia.

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