di Sara Gecchelin.
Tra tecnica, colore e materia, la pregiata ceramica veneziana di Geminiano Cozzi 1765 integra la capsule collection “Terzo Fuoco”, che trasforma una tecnica della tradizione in un potente strumento di espressione. Ne nascono pezzi unici per una tavola d’artista.
Superato il confine tra oggetto d’uso e opera d’arte, la porcellana si riscopre tela bianca per la creatività contemporanea. Dall’incontro tra savoir-faire manifatturiero e ricerca visiva nasce Terzo Fuoco, il progetto con cui la storica Manifattura Geminiano Cozzi Venezia 1765 collabora con l’artista Edoardo Maestrelli, in arte Edo Solomostry, presentato durante la Milan Design Week 2026.
HERITAGE E AVANGUARDIA
Per la maison veneziana – fondata nel XVIII secolo e che vanta un patrimonio decorativo custodito in archivi e musei – questo progetto inaugura un nuovo capitolo nel dialogo tra la propria memoria settecentesca e le visioni del tableware contemporaneo. Per la prima volta, infatti, il linguaggio di Solomostry (che dal 2007 esplora la rappresentazione di volti ed emozioni umane tra pittura, scultura e ceramica), incontra la pregiata Fine Bone Porcelain di Geminiano Cozzi Venezia 1765. Da questa liaison prende vita una serie di pezzi unici in edizione limitata, in cui il gesto primitivo dei segni grafici dell’artista e la tradizione manifatturiera della maison condividono un terreno comune: la tavola.
La ricerca cromatica incontra l’arte contemporanea e la porcellana diventa tela: campiture di rosso, blu e giallo trasformano la materia in pezzi unici, unendo la gestualità dell’artista alla precisione artigianale. Photo © Liu Yuxiang.

IL SEGNO DIVENTA SOSTANZA
In questa capsule, la ricerca di Solomostry studia come trasferire sul piano orizzontale la propria grafica, caratterizzata da trame reticolari iconiche e dalla forte valenza espressiva del segno grezzo. Con Terzo Fuoco, le forme classiche dei piatti selezionati vengono rielaborate a mano attraverso campiture intense di rosso, blu e giallo. Le pennellate corpose e il caratteristico gesto impulsivo dell’artista non incorniciano semplicemente l’oggetto, ma ne conquistano la superficie, trasformando la porcellana in una tela di caolino.
LA BASE CREATIVA: MILANO E FLORENCE
L’anima della capsule si sviluppa attraverso un intervento mirato su due delle collezioni più rappresentative della maison: Milano e Florence. Milano interpreta il dinamismo, l’eleganza e la vocazione internazionale della capitale del design attraverso forme versatili e contemporanee. Florence è la linea che si distingue per l’essenzialità e la purezza delle silhouette “coupe” e “flat”, prive di falda, perfette per esaltare la traslucenza della porcellana e offrire una superficie aperta al gesto creativo. La contaminazione operata su queste due linee porta in tavola un contributo cromatico forte, utilizzato non come decoro ma come impatto visivo ricco di valore e significato, vero e proprio strumento capace di raccontare un modo nuovo di ricevere.
A sinistra, l’intervento di Edo Solomostry reinterpreta Milano e Florence, due collezioni iconiche della manifattura veneziana, nate per raccontare l’immaginario italiano contemporaneo. A destra, l’artista Edoardo Solomostry, Silvia Motta (Editor in Chief di CollectibleDRY magazine), Antonio Tognana (CEO di Geminiano Cozzi Venezia 1765), Chiara Guidi (curatrice della mostra Terzo Fuoco) e Toni Zimbaro (General Manager di VMaison) in occasione della Milano Design Week 2026. Photo © Liu Yuxiang.

LA TECNICA DEL TERZO FUOCO
L’unicità di ogni pezzo è legata alla tecnica del terzo fuoco, da cui prende il nome la capsule. Si tratta di un complesso procedimento di cottura a bassa temperatura, eseguito dopo la vetrificazione, che consente di intervenire sulla superficie della porcellana con nuovi effetti cromatici e decorativi. Durante il processo, il colore si fonde e si cristallizza nello smalto, restituendo un risultato nitido, profondo e particolarmente durevole. È proprio attraverso questa tecnica che la tradizione della maison veneziana incontra la ricerca contemporanea di Edo Solomostry: il gesto dell’artista entra nella materia e trasforma la superficie dei piatti in uno spazio espressivo. «Non ci sono decorazioni nei piatti. Ci sono solo vetrificati sogni»: una suggestione che sintetizza il senso del progetto e la volontà di Geminiano Cozzi 1765 di portare il proprio savoir-faire storico verso nuove forme di sperimentazione.
L’ARTE DELL’EQUILIBRIO IN TAVOLA
Quando scegli per la tua mise en place dei pezzi d’arte come quelli della collezione Terzo Fuoco, sei consapevole di avere tra le mani creazioni che richiedono una cura maggiore rispetto alla ceramica quotidiana: devi prediligere il lavaggio a mano ed evitare il microonde. Proprio per il loro colpo d’occhio importante, il rischio è quello di sovraccaricare l’apparecchiatura: l’errore da evitare è abbinarli a tovaglie fantasia o ad altri elementi decorativi complessi. Saper integrare opere d’arte, sia sulla tavola di tutti i giorni sia su quella delle grandi occasioni, è la chiave per spezzare la rigidità del servizio coordinato. Perché, allora, non provi a seguire la strada del mix & match? È creativa, ribelle e ti permette di inserire un singolo piatto artistico come segnaposto all’interno di una mise en place minimalista e monocromatica, esaltandone la forza cromatica.
Di fronte alla forza visiva e alle campiture intense di Terzo Fuoco, meglio puntare su tovaglie neutre e mono-materiale, lasciando che sia il piatto il vero protagonista della scena. Photo © Liu Yuxiang.

Inoltre, quando non utilizzati per ricevere, questi piatti in edizione limitata trovano la loro naturale collocazione come complementi d’arredo a parete, in bella mostra in una credenza nella zona living o addirittura su un cavalletto, opere scultoree capaci di raccontare una storia di eccellenza veneziana e di audacia contemporanea.
In copertina, Terzo Fuoco di Geminiano Cozzi Venezia 1765, l’edizione limitata con Edo Solomostry presentata alla Milan Design Week 2026 presso VMaison Spazio Design, in collaborazione con Collectible DRY e a cura di Chiara Guidi – Photo © Liu Yuxiang.






















