di Marta Meggiolaro.
Una buona potatura migliora il portamento delle piante ornamentali e la produzione degli alberi da frutto. Ecco cinque varietà di cui occuparsi prima di novembre.
Per quanto questa informazione possa sembrare contraddittoria, partiamo da una constatazione: a eccezione di pochissime varietà, frutto del lavoro di ibridazione degli esseri umani, il mondo vegetale non ha bisogno di noi per sopravvivere e certamente non necessita di potature. Ogni pianta sa perfettamente come e quando svilupparsi e andare a fiore e a frutto, ma noi possiamo essere custodi della loro esistenza e intervenire per renderle ancora più belle e più forti. Le potature servono a questo, a regolare e stimolare la crescita e il portamento. In che modo? Innanzitutto, attraverso tre regole generali:
- usare sempre utensili perfettamente puliti e asciutti, in modo che i tagli non diventino veicolo di batteri e funghi;
- effettuare tutte le potature prima delle piogge e del gelo, che potrebbero danneggiare seriamente i tessuti vivi che restano esposti a seguito dei tagli della potatura;
- conoscere bene la pianta e rispettarne la struttura e le esigenze.
In autunno sono poche le piante su cui intervenire, perché è sempre meglio attendere che il ciclo vegetativo sia concluso, ma la pulizia dai rami e dai fiori secchi o troppo vecchi può essere anticipata a questa stagione. Un ultimo aspetto a cui prestare attenzione è lo smaltimento del verde: è importante verificare il regolamento comunale per il conferimento in discarica e quasi sicuramente scoprirete che non è possibile bruciare le ramaglie.
Ecco cinque delle essenze che si trovano comunemente nei giardini italiani e che in questo momento hanno bisogno di un intervento.
Siepe di oleandro, perché no? È sempreverde, fiorisce copiosamente da maggio a ottobre e sopporta bene le potature, anche se dà il suo meglio lasciandolo un po’ spettinato.

1 – OLEANDRO
Una specie comune nella zona del Mediterraneo, che unisce alla fioritura abbondante una grande rusticità. Non teme il gelo, né il caldo, ed è estremamente vigorosa. Se è stato coltivato con portamento ad alberello, in questo momento vanno eliminati tutti i polloni che stanno crescendo alla base e tutti i rami che rendono poco pulita la figura. Se invece ha un portamento naturale, ad arbusto, è il momento di tagliare i rami più vecchi e più secchi, perché saranno quelli giovani a portare la fioritura più abbondante il prossimo anno. Importante: indossare i guanti e lavare benissimo le cesoie prima di passare ad altri lavori, perché il lattice dell’oleandro è tossico.
I “mazzetti di maggio” tipici del ciliegio sono rami molto corti che si coprono di fiori. Sono i più fruttiferi: non vanno toccati durante la potatura.

2 – CILIEGIO
Pianta tanto amata quanto delicata, il ciliegio da frutto va potato entro fine settembre, dopo la raccolta dei frutti, e mentre la stagione è ancora secca, perché fatica a cicatrizzare e teme le infezioni e l’umidità. Occorre quindi procedere con interventi leggeri, anno dopo anno. Nel caso il tempo non lo permetta, ad esempio a causa di un anticipo delle piogge, è meglio aspettare marzo e intervenire prima della fioritura. I tagli non devono essere più larghi di 4-5 centimetri di diametro, e vanno effettuati sul colletto. I rami da eliminare sono i succhioni – riconoscibili perché salgono in verticale e non portano frutti, i rami che si sviluppano verso l’interno della chioma o che si incrociano, e quelli in punti troppo densi.
Se i fiori di ortensia sono ben conservati, possono essere recisi anche per creare romantiche composizioni autunnali.

3 – ORTENSIE
L’estate è stata lunga e caldissima e le ortensie hanno sofferto. A meno che, per qualche circostanza fortunata, i fiori non abbiano retto, a questo punto sono esteticamente poco gradevoli: si può procedere alla pulizia dei rami, di quelli che hanno più di due anni e di tutti quelli secchi. Non vanno toccati i rami nuovi con gemma apicale evidente: sono i fiori della prossima primavera che si preparano. Se la pianta ha particolarmente sofferto, si può procedere con un taglio di ringiovanimento, che si effettua accorciando tutti i rami a circa 10-20 centimetri dal suolo. Per un anno la pianta non fiorirà, ma rinascerà più bella di prima.
Bastano una o due piante di piccoli frutti e la soddisfazione di sentirsi bravi coltivatori è garantita. Tra l’altro si adattano molto bene anche al vaso, portando un assaggio di orto anche sui balconi di città.

4 – PICCOLI FRUTTI
More, lamponi, ribes e mirtilli sono ospiti graditissimi in giardino e le loro bacche edibili aggiungono un tocco più magico e ludico allo spazio esterno. A fine estate, terminato il ciclo produttivo, i rami possono essere recisi alla base, perché non produrranno più. Anche i rami più vecchi, legnosi, possono essere tagliati alla base. Vanno invece mantenuti i rami nuovi che sono spuntati nell’anno, perché sono quelli che daranno i frutti nella prossima stagione.
Il melograno è presente in moltissimi giardini. Il suo successo è dovuto al valore ornamentale unito alla bontà dei frutti, senza contare che per la tradizione è foriero di abbondanza, fertilità e ricchezza.

5 – MELOGRANO
Valgono le stesse regole che abbiamo detto per il ciliegio. Polloni, succhioni, rami secchi, rami che si incrociano o che crescono verso l’interno, addensando troppo la chioma, vanno eliminati. Importante, però, è attendere di aver raccolto tutti i frutti e preferibilmente anche che siano cadute tutte le foglie. A questo punto il ciclo vegetativo della pianta è terminato, l’energia che andava immagazzinata tramite la fotosintesi è stata stoccata e l’assenza delle foglie permette di valutare anche meglio quali sono i rami da potare.
In copertina, le potature servono a regolare e stimolare crescita e portamento delle piante. A patto di rispettare alcune regole fondamentali.






















