di Evi Mibelli
La leggerezza della materia e la forza della forma: le creazioni in paperclay dell’artista Paola Paronetto raccontano una poetica gentile e potente insieme, in una mostra da non perdere alla Milano Design Week. Una mostra in grado di “rallentare” il visitatore e restituirgli stupore, lontano dal rumore.
“Dove cercherete e come scoprirete la bellezza, se essa stessa non vi è di sentiero e di guida?” Kahlil Gibran.
Nel quotidiano ci circondiamo di oggetti che definiscono la nostra idea di bellezza. Oggetti portatori di emozioni e ricordi il cui valore sfugge a una quantificazione reale. Prendersene cura significa preservarne intatta identità e percezione, rispettandone la storia creativa, l’artista che ne ha ispirato la forma e la materia di cui è fatto. La bellezza è uno stato del cuore. È un’emozione, un’alchimia che si genera non soltanto su proporzioni auree ma si spinge nell’insondabile, nell’imprevisto, nell’equilibrio tra spirito e materia. I lavori di Paola Paronetto hanno una bellezza laterale, imprevedibile. Una terra di mezzo tra realtà e immaginazione.
Alcune fasi di lavorazione in paperclay (stratificazione e coloritura) eseguite dalle sapienti mani di Paola Paronetto (ph. Courtesy Laboratorio Paola Paronetto).

Perché per dare forma alla bellezza occorre – anche e sopra ogni cosa – grande padronanza tecnica e una curiosità inquieta, incapace di accontentarsi. È la sfida di guardare cosa c’è dietro l’angolo. Un lato bambino che non muore mai se ce ne prendiamo cura, e che resta la vera scintilla dello stupore e della meraviglia. Non è un caso, quindi, che l’esperienza di ceramista le risultasse stretta.
Paola Paronetto aveva bisogno di qualcosa di più libero, di più audace. E da questa urgenza prende vita la sua ricerca espressiva con la tecnica del paperclay – una speciale miscela di carta e argilla – di cui è non solo maestra, ma eccelsa interprete.
Carta, argilla e acqua. Da questa miscela prende vita il paperclay, un materiale dalle potenzialità espressive infinite di cui Paola Paronetto è grande interprete. (Ph. Courtesy Laboratorio Paola Paronetto).

Le potenzialità del paperclay sono lì da vedere, osservando gli oggetti che nascono dalle sue mani sapienti. Consente azzardi costruttivi inediti, sottosquadra impossibili da ottenere con la tecnica ceramica, texture e spessori sottilissimi. Ma soprattutto, permette che l’oggetto possa evolvere e mutare a più riprese nel tempo che precede la sua “cristallizzazione”, ovvero la sua cottura.
L’atto finale. Ultimo. Tutto questo la ceramica classica non lo consente. Significa libertà di pensare, prefigurare, tornare indietro e ripartire nell’incessante movimento creativo che alimenta e definisce il suo lavoro. I suoi oggetti, vasi, ciotole, vassoi, alla fine sono ciò che devono essere: opere d’arte uniche e irripetibili, dove l’imperfezione diventa valore e distinzione, e dove la fragilità diventa potenza.
Ogni lavoro che lascia il laboratorio viene firmato, rendendolo unico e riconoscibile. (ph. Courtesy Laboratorio Paola Paronetto).

Ma così come è straordinariamente versatile, il paperclay ha anche fragilità di cui tenere conto nel momento in cui si maneggiano o utilizzano gli oggetti realizzati con questa tecnica particolare. Il che ci riporta al tema iniziale: la bellezza. Della bellezza bisogna prendersene cura, saperla preservare e custodire. A maggior ragione se ciò che abbiamo davanti è il frutto di una ricerca che coniuga armonia, sapienza, cultura e genialità. La domanda da porsi è: un vaso deve necessariamente contenere acqua e fiori? Sembra una banalità – e forse lo è – ma guardando le sue collezioni ci si chiede se sia davvero un destino segnato.
Questi oggetti esprimono naturalmente una bellezza che non ha bisogno di giustificarsi nella forma d’uso che rappresentano. È pur vero – come sostiene Paola Paronetto – che una volta che l’oggetto entra nella quotidianità di una casa cambia anche la sua percezione: c’è chi lo contempla nella sua statuaria bellezza, ma c’è chi gli attribuisce anche una funzione.
Soffio, la nuova collezione di Paola Paronetto in presentazione presso l’Hotel Rosa Grand Milan, in occasione del Salone del Mobile 2026 e aperta al pubblico sino al 15 Maggio 2026 (ph. Stefano De Monte).

Come comportarsi allora? La cura si basa sempre sulla delicatezza del tocco e il rispetto della materia. Un panno passato come una carezza sulle superfici, toglie la polvere riportando il colore alla sua intensità originale. Il paperclay, a dispetto della sua similitudine per finezza con la porcellana, non è adatto a essere lavato, né tantomeno in grado di contenere acqua.
Se il desiderio è comunque quello di trasformare un vaso nello scrigno da cui si erge un fiore, bisogna difenderne la struttura, inserendo un secondo contenitore nascosto. Così l’oggetto prende una nuova identità, costruita sulla relazione tra la forma e il contenuto che accoglie. Un matrimonio tra ciò che resterà e ciò che è destinato a scomparire. Due bellezze a confronto: una cristallizzata nel tempo, l’altra che raggiunge l’apice per poi dissolversi nell’eterno fluire della vita.
Panoramica con in evidenza, a sinistra, la nuova collezione Soffio, nell’allestimento presso l’Hotel Rosa Grand Milan in occasione del Salone del Mobile 2026 (ph. Stefano De Monte).

Resta aperta la domanda su cosa sia la bellezza e se questa sia davvero da vincolare a una qualche forma d’uso, specie se sono oggetti cui attribuiamo, per convenzione, una funzione. Nel caso di Paola Paronetto, di sicuro, è qualcosa che sfugge alle regole. Da qualunque angolazione si decida di guardare. Il suo mondo è un viaggio fatto di emozioni delicate.
Esiste un’occasione speciale per entrarvi in punta di piedi ed esplorarlo da vicino: la mostra “Soffio” – in programma negli spazi rinnovati della zona library del Rosa Grand Milano, l’hotel prestigioso con vista sulla Madonnina del Duomo e parte del gruppo Starhotels, in occasione del Salone del Mobile 2026 e aperta sino al 15 maggio.
Allestimento per la presentazione della nuova collezione Soffio, all’Hotel Rosa Grand Milan, in occasione del Salone del Mobile 2026 e aperta al pubblico sino al 15 Maggio 2026 (ph. Stefano De Monte).

L’esposizione prende il nome dalla creazione Soffio, una sfera eterea appesa a un esile stelo. Ricorda la bellezza del soffione che punteggia i prati primaverili nell’istante prima che si disperda nell’aria, sulla spinta di una folata di vento. Un’immagine poetica che diventa oggetto. A fargli da scenografia, tre splendide collezioni – Bulbo, Trofeo e Fide – ognuna in perfetta armonia con le altre in una danza di colori, luci, equilibri, texture e forme. Un inno alla Natura che tutto ispira.
In copertina: i vasi Fide, presenti nell’allestimento della nuova collezione Soffio di Paola Paronetto.























