pannelli-fotovoltaici-tetto-falda

Lombardia – più spazio ai pannelli solari

Dai tetti degli edifici alle ex aree industriali, la Lombardia definisce nuove regole per individuare gli spazi destinati agli impianti da fonti rinnovabili. Una scelta che mette in relazione transizione energetica, tutela del paesaggio e futuro dei territori.

Il tetto di un edificio, la copertura di un parcheggio, un’ex area industriale in attesa di una nuova destinazione. Spazi spesso considerati soltanto per la loro funzione originaria, ma che oggi possono diventare parte di un sistema più ampio, capace di produrre energia senza occupare necessariamente nuovo territorio. E’ da questa prospettiva che nasce la Legge regionale Lombardia n. 10 del 21 maggio 2026, dedicata all’individuazione delle ulteriori aree idonee alla realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili. Approvata dal Consiglio regionale il 12 maggio e pubblicata sul Bollettino Ufficiale il 25 maggio, la normativa privilegia le superfici già edificate o trasformate, con l’obiettivo di favorire la produzione di energia pulita e contenere l’occupazione di nuovo suolo. Un orientamento che cerca di conciliare due esigenze sempre più vicine alla nostra quotidianità: aumentare la disponibilità di energia da fonti rinnovabili e preservare il paesaggio, soprattutto quello agricolo.

Fotovoltaico in Lombardia: i tetti diventano una risorsa

Quando si pensa a un impianto fotovoltaico, l’immagine più immediata è quella dei pannelli installati sulla copertura di una casa. Ma il potenziale delle superfici già costruite è molto più ampio. La nuova disciplina regionale riconosce un ruolo importante ai tetti degli edifici e alle aree destinate a parcheggio, accanto alle zone produttive, ai siti industriali dismessi e ad altri spazi già trasformati dall’attività umana. L’idea è utilizzare prima ciò che esiste, valorizzando superfici che possono ospitare impianti senza richiedere necessariamente nuove occupazioni di terreno.

Per il mondo dell’abitare, questo significa guardare alle coperture non soltanto come elementi architettonici che proteggono gli ambienti, ma anche come superfici capaci di contribuire alla produzione energetica. Un principio che riguarda le abitazioni private, ma anche condomìni, edifici commerciali e strutture pubbliche. Naturalmente, l’effettiva possibilità di installare un impianto dipende sempre dalle caratteristiche dell’immobile, dai vincoli presenti e dalle procedure applicabili.

Foto di Solarimo da Pixabay
palazzi-con-pannelli-fotovoltaici

Aree dismesse e parcheggi: nuove opportunità per l’energia solare

C’è un patrimonio di luoghi che spesso rimane ai margini della vita quotidiana: ex stabilimenti, cave non più utilizzate, vecchie aree produttive e complessi immobiliari che hanno perso la loro funzione originaria. La normativa lombarda individua diverse categorie di queste superfici tra le ulteriori aree potenzialmente idonee alla realizzazione di impianti fotovoltaici. Una scelta che può offrire nuove possibilità di utilizzo a spazi già compromessi, purché vengano rispettate le verifiche tecniche e ambientali richieste. Anche le coperture dei parcheggi rappresentano una soluzione interessante. Le pensiline fotovoltaiche, per esempio, possono combinare la produzione di energia con la protezione dei veicoli dal sole e dalle intemperie. In questo caso la tecnologia non si aggiunge semplicemente al paesaggio costruito, ma può diventare parte della progettazione degli spazi, contribuendo a migliorarne la funzionalità.

Terreni agricoli e pannelli solari: quali limiti prevede la Lombardia

Uno degli aspetti più delicati della diffusione delle energie rinnovabili riguarda il rapporto con il territorio agricolo. La nuova disciplina introduce limiti all’occupazione della **superficie agricola utilizzata (SAU)** da parte degli impianti, con l’obiettivo di contenere la sottrazione di terreni destinati alle attività produttive. La legge prevede una soglia complessiva regionale dello **0,8% della SAU**, accompagnata da limiti territoriali: il 2% su base provinciale e, in via ordinaria, fino al 3% della superficie agricola comunale. Sono previste condizioni particolari per alcune tipologie di impianti, tra cui quelli destinati all’autoconsumo industriale, alle Comunità Energetiche Rinnovabili e all’alimentazione di imprese a elevato consumo energetico. La questione non riguarda soltanto la quantità di pannelli installati, ma il modo in cui la produzione di energia può convivere con le attività agricole e con la tutela del paesaggio rurale.

Agrivoltaico: quando energia e agricoltura condividono lo spazio

Un campo coltivato e un impianto solare possono convivere? È questa la sfida dell’agrivoltaico, una soluzione che punta a integrare la produzione di energia elettrica con la continuità delle attività agricole. A differenza di un tradizionale impianto fotovoltaico a terra, un progetto agrivoltaico deve essere concepito in funzione della compatibilità tra le strutture energetiche e le coltivazioni o l’allevamento. La disciplina lombarda introduce specifiche verifiche per accertare che l’attività agricola non diventi un elemento puramente formale del progetto.

Tra le condizioni indicate figurano una relazione agronomica asseverata, sistemi di monitoraggio del suolo e del microclima e controlli periodici sulla continuità produttiva. Il testo prevede inoltre il mantenimento di almeno l’80% della produzione lorda vendibile originaria, con verifiche successive all’installazione. L’obiettivo è evitare che la presenza dei pannelli comprometta la funzione agricola dei terreni, favorendo invece progetti nei quali le due attività possano effettivamente coesistere.

Foto di moisemarian da Pixabay
pannelli-fotovoltaici-tetti

Comunità energetiche: produrre e condividere energia sul territorio

La transizione energetica non riguarda soltanto i grandi impianti. Un ruolo sempre più interessante è quello delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), che permettono a cittadini, enti pubblici e altri soggetti ammessi di partecipare a un sistema di produzione e condivisione dell’energia. La nuova disciplina lombarda considera anche gli impianti destinati alle CER nell’ambito delle regole che riguardano l’utilizzo delle superfici agricole, prevedendo condizioni specifiche. Per chi vive in un quartiere o in un piccolo Comune, il principio è particolarmente interessante: l’energia prodotta localmente può generare benefici che non si esauriscono nella singola abitazione. Una scuola, un edificio pubblico o una copertura produttiva possono diventare parte di una configurazione energetica condivisa, secondo i requisiti previsti dalla normativa. È un modello che valorizza la collaborazione tra soggetti diversi e invita a considerare l’energia come una risorsa anche collettiva.

Paesaggio e rinnovabili: il ruolo dei Comuni

Individuare un’area idonea non significa poter realizzare qualsiasi impianto senza ulteriori verifiche. La normativa tiene conto della presenza di zone tutelate, aree naturali protette e luoghi di particolare valore paesaggistico, per i quali possono continuare ad applicarsi specifici vincoli e procedure. Anche i Comuni hanno un ruolo importante. La legge prevede il loro coinvolgimento nella definizione delle aree e contempla la possibilità di stabilire fasce di rispetto per alcune tipologie di impianti in prossimità di zone residenziali o luoghi sensibili, come scuole e ospedali. Un altro elemento riguarda le compensazioni territoriali, attraverso le quali i proponenti di determinati impianti possono essere chiamati a contribuire a interventi destinati al territorio interessato. La realizzazione di nuove infrastrutture energetiche diventa così anche una questione di pianificazione, confronto e qualità degli spazi.

Energia rinnovabile e qualità dell’abitare: progettare il futuro

La nuova normativa lombarda porta al centro una domanda che riguarda da vicino anche il mondo della casa: come produrre più energia pulita senza rinunciare alla qualità dei luoghi in cui viviamo? La risposta passa da una progettazione capace di valorizzare le superfici esistenti, recuperare gli spazi inutilizzati e integrare le tecnologie energetiche nell’ambiente costruito. Un tetto fotovoltaico, una pensilina solare o il recupero di un’area industriale non sono soltanto soluzioni tecniche. Possono diventare parte di un modo più attento di progettare edifici e territori. Perché la sostenibilità dell’abitare non si misura soltanto nei consumi di una casa, ma anche nella capacità di utilizzare meglio lo spazio che la circonda.

Foto di schropferoval da Pixabay
tetto-fotovoltaico

Per tutti i riferimenti normativi, fare riferimento alla Legge regionale Lombardia 21 maggio 2026, n. 10, relativa alla determinazione delle ulteriori aree idonee alla realizzazione di impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili e alla modifica della legge regionale n. 26/2003.

Immagine di copertina, foto di ulleo da Pixabay

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenti sul post

Share on Linkedin
Share on WhatsApp
Share on Pinterest

Video

Calendario Icone di Design

Mon
Tue
Wed
Thu
Fri
Sat
Sun

Iscriviti alla newsletter

Ho letto l'informativa e acconsento al trattamento dei miei dati personali. *

Seguici

Share on Linkedin
Share on WhatsApp
Share on Pinterest
Articoli correlati