installazione-“A-Great-Turning”

Homo Faber – il potere delle mani

di Elisabetta Badiello.

Le mani, il tempo, la materia. E la bellezza di ciò che nasce lentamente, attraverso gesti esperti, tentativi, intuizioni e imperfezioni. Homo Faber ha portato a Venezia il lavoro di oltre 500 maestri artigiani per raccontare il valore delle cose fatte a mano e di un saper fare che, nell’epoca della velocità, conserva tutta la sua forza.

Chiusa in questi giorni “An Island of Light”, la quarta edizione di Homo Faber, l’evento internazionale dedicato alla trasformazione creativa dei materiali, lascia sull’isola di San Giorgio Maggiore una riflessione che va oltre le oltre 700 opere esposte. Il vero protagonista è il gesto: quello delle mani che conoscono la materia, la lavorano, la assecondano e talvolta la correggono. Un gesto che ha bisogno di tempo e che accetta anche l’errore, la sperimentazione, l’imprevisto. Perché è proprio attraverso questo processo, fatto di esperienza e intuizione, che prendono forma oggetti unici, capaci di raccontare la persona che li ha creati.

In un mondo che corre sempre più veloce e in cui l’intelligenza artificiale accelera processi e produzioni, il lavoro manuale rivendica così un valore particolare. Le mani non eseguono semplicemente: osservano, provano, cambiano direzione, inventano. Tra gli spazi di Homo Faber è questa capacità di sperimentare e di trasformare la materia attraverso l’esperienza, insieme al genio e alla creatività, a ricordarci qualcosa di profondamente umano.

Installazione “A Language of Hands”. Photo Sophia Bennett©Michelangelo Foundation.
Installazione-“A-Language-of-Hands”

Curata dalla Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship, con il direttore esecutivo Alberto Cavalli, e organizzata in partnership con Fondazione Giorgio Cini e Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, la manifestazione celebra il talento di maestri artigiani e artisti del craft. Un’edizione affidata alla direzione artistica di Es Devlin, artista e scenografa britannica, designer di spettacoli e installazioni in tutto il mondo, la cui maestria sta nel mettere in dialogo architettura, luce, musica, tecnologia e performance, creando un coinvolgimento totale attraverso le sale e i giardini della Fondazione.

E Venezia, con la sua luce, i suoi colori, i riflessi sull’acqua e il particolare carattere del suono che si propaga tra i palazzi, diventa lo scenario naturale di questo racconto. Un luogo in cui materia, luce e movimento sembrano già appartenere alla stessa narrazione.

Il percorso è suddiviso in 15 ambienti ideati da Devlin, contenitori speciali dei capolavori in mostra e spazi coinvolgenti dove poter sperimentare direttamente, attraverso sensi e abilità, i mestieri d’arte. Non solo una narrazione, dunque, ma un’immersione vera e propria per comprendere il valore della creazione manuale.

Installazione “An Index of Artisans”. Phoyo Giulio Ghirardi©Michelangelo Foundation.
Installazione-“An-Index-of-Artisans”

Il viaggio ha inizio entrando nell’atelier dei maestri. Attraverso gli strumenti del mestiere, ogni spazio parla dell’abilità dell’artigiano che trasforma la materia in oggetto, come se il prodotto finito contenesse al suo interno una scintilla di vita di chi l’ha creato. Nel buio, una parete si fa schermo e una “poesia visiva” racconta la manualità e i suoi protagonisti. Sono le mani che si muovono con abilità a plasmare il materiale grezzo, trasformando i materiali più diversi in oggetti straordinari. I volti degli artigiani protagonisti sono ritratti nel corridoio che segue, attraverso fotografie in bianco e nero che tappezzano le pareti. Sono visi sorridenti, pensierosi, assorti, ma hanno tutti una luce, un guizzo negli occhi che li rende speciali.

Installazione “An Alphabet of Objects”. Photo Giulio Ghirardi©Michelangelo Foundation.
Installazione-“An-Alphabet-of-Objects”

Segue una stanza dove una scultura cinetica, una grande libreria circolare che ruota su sé stessa, proietta la silhouette degli oggetti esposti come ideogrammi sulle pareti circostanti, disegnando frasi e ombre. Ciascuno vede ciò che vuole: è un alfabeto della bellezza.

A sinistra, installazione “A Full Moon Rising” con la sua artefice Es Devlin, direttrice artistica di Homo Faber 2026. Photo Bennett©Michelangelo Foundation. A destra, Alberto Cavalli, direttore esecutivo della Michelangelo Foundation. Photo Sophia Bennett©Michelangelo Foundation.
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Nella piscina della Fondazione si incontra una tra le esperienze più spettacolari e fotografate dell’esposizione: “A Full Moon Rising”, il sorgere della luna. Un semicerchio composto da vasi utilizzati per conservare e trasportare l’acqua emana una luminosità indiretta sulla superficie pacata, simulando l’alba e il tramonto. Per realizzare questa installazione Devlin si è ispirata al vaso della tradizione coreana che evoca la luna piena, omaggio all’acqua da cui nasce la vita e alla creatività degli oggetti nati per contenerla.

Sedia The Woven Halo, realizzata da Made For A Woman Atelier in collaborazione con la casa in moda francesce Chloé: è intrecciata a mano a Antananarivo dalle artigiane malgasce. Photo ©Anoka Studio.
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Una struttura espositiva ricorda un anfiteatro: da un lato ci sono opere realizzate con essenze di legno, dall’altro manufatti intrecciati con materiali naturali come vimini, salice e giunco. E ancora un atelier dove vedere i maestri all’opera e una selezione di capolavori che testimonia l’incontro tra creatività e maestria.

Installazione “An Infinite Birdsong”. Photo Giulio Ghirardi©Michelangelo Foundation.
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Una straordinaria voliera, ricreata all’interno di un ambiente ricoperto di specchi, contiene creature alate, gioielli e opere d’arte in carta, porcellana, metallo, vetro e altri materiali, che rappresentano uccelli, farfalle, libellule, bruchi e altri insetti.

Installazione “A Luminous Ark”. Photo Giulio Ghirardi©Michelangelo Foundation.
Installazione-“A-Luminous-Ark”

Affascina “A Luminous Ark”, scenografico volo di uccelli di carta, installato all’interno dello scalone monumentale che conduce all’Ambulacro del Refettorio Palladiano, con una tavola di oggetti rigorosamente bianchi. Si arriva poi a “A Rainbow of Forms”, dove colore e forme sono protagonisti indiscussi.

A sinistra, installazione “A Feast of Light”. Photo Giulio Ghirardi©Michelangelo Foundation. A destra, installazione “A Rainbow of Forms”. Photo Giulio Ghirardi©Michelangelo Foundation.
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L’alternanza di buio e luce, colore e non colore, musica e silenzio è uno degli aspetti che emergono dall’esperienza di Homo Faber. All’inondazione di colore e stimoli visivi segue la quiete del silenzio e del bianco. Il colore fornisce stimoli, attiva sensazioni ed emozioni, crea dinamismo. Dopo il colore, l’ambiente acromatico dà una sensazione di vuoto, di silenzio interiore e mentale. È un gioco di opposti, un’esperienza che si concretizza fisicamente e mentalmente.

Installazione “A Great Turning” ideata da Es Devlin. Photo Giulio Ghirardi©Michelangelo Foundation.
Installazione-“A-Great-Turning”-chiostro-palladiano

“A Great Turning”, nel Chiostro Palladiano, è una vasca d’acqua che riflette gli archi del chiostro. Al centro si muove uno specchio cinetico che cattura e rimanda la luce del giorno, immerso in un paesaggio sonoro scandito dai canti corali dei monaci Benedettini, a ricordarci la sacralità del luogo. Un momento meditativo in cui il tempo sembra fermarsi per portarci all’essenza.

Erano settecentoventi le creazioni in esposizione: ognuno ha portato via con sé la propria, quella che lo ha colpito, che gli ha fatto rallentare il passo per essere ammirata. Per questo Homo Faber è un viaggio nella bellezza ma anche nella lentezza, nella pazienza di mani capaci di riconoscere la materia e trasformarla. Dietro ogni pezzo fatto a mano rimane qualcosa che nessuna macchina potrà mai replicare davvero: il tempo che è stato necessario per realizzarlo, le intuizioni, le prove, gli errori, le fatiche, la passione e la storia di chi ha saputo vedere, oltre l’aspetto grezzo, un sogno.

Homo Faber 2026: An Island Of Light

In copertina, l’installazione “A Great Turning” immaginata dalla direzione artistica di Es Devlin. Photo Alexandre Vazquez©Michelangelo Foundation.

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