di Roberta del Vaglio.
Tra vetro, alabastro e ferro battuto, la fiera del design editoriale e d’autore torna a Napoli per l’ottava edizione, con progetti che esplorano i materiali e ne indagano le potenzialità.
È iniziata il 9 ottobre, sotto una pioggia torrenziale, ed è finita l’11, con una splendida giornata di sole. In mezzo, EDIT Napoli ha confermato la sua capacità di portare una ventata di freschezza nel panorama del progetto contemporaneo. Merito soprattutto dei designer più giovani ed emergenti, capaci di intercettare micro esigenze e desideri, trasformandoli in oggetti che valorizzano i materiali e rendono il quotidiano un po’ più speciale. A convincerci è stata, ancora una volta, la capacità di leggere la funzione attraverso la lente della bellezza, senza perdere di vista la ricerca e il saper fare. È il filo che lega i progetti del nostro personale best of EDIT Napoli 2026: cinque realtà che, con approcci diversi, dimostrano quanto ci sia ancora da esplorare nel mondo degli oggetti e dell’abitare.
- Laura Lærke: il vetro, oltre la trasparenza
- Federico Busato, Materica Atelier: la materia come punto di partenza
- Gesta Altier: un paravento ispirato al Vesuvio
- Parallelismi: una piattaforma per scoprire nuovi talenti
- In Between, Artieri 1895: l’alabastro in una veste contemporanea
LAURA LÆRKE: IL VETRO, OLTRE LA TRASPARENZA
La designer danese Laura Lærke ha portato a Napoli Tactile Table, un progetto che esplora le possibilità espressive del vetro attraverso oggetti che sono, prima di tutto, piccole sculture. Bicchieri, centrotavola, coppe e recipienti di diverse forme e dimensioni accolgono frammenti di vetro colorato, incastonati come gemme nella materia trasparente. Si tratta di scarti di lavorazione, recuperati e trasformati in elementi decorativi. Una pratica già ampiamente esplorata nel design contemporaneo, ma che qui trova una cifra riconoscibile nella composizione cromatica e nella delicatezza dell’insieme. A fare la differenza è proprio l’equilibrio tra la componente sperimentale e un’eleganza mai ostentata, che rende questi oggetti interessanti anche al di là del loro valore di ricerca.
A sinistra, Laura Lærke; a destra, il suo progetto in vetro Tactile Table. Photo © Rikke Westesen.

FEDERICO BUSATO, MATERICA ATELIER: LA MATERIA COME PUNTO DI PARTENZA
Federico Busato vive a Treviso e alimenta la propria ricerca creativa visitando fabbriche e officine artigiane del territorio. Qui osserva i materiali, ne esplora la consistenza e segue le trasformazioni che prendono forma nelle mani di operai e artigiani. È da questa esperienza diretta che nascono i suoi progetti, una selezione dei quali è stata presentata a Seminario, la sezione di EDIT dedicata agli emergenti.
La lampada Taki è una suggestiva cascata di luce che, quando è spenta, si trasforma in una presenza scultorea. La poltrona Kaze mette invece in relazione la durezza del ferro battuto a mano con la morbidezza dei cuscini, in un contrasto materico che diventa parte integrante del progetto.
Il ferro battuto ritorna anche nel tavolino Ishi, abbinato a un piano in vetrofuso. Tre oggetti diversi, accomunati da un approccio che non nasconde le caratteristiche dei materiali, ma le assume come punto di partenza del disegno.
Federico Busato con Materica Atelier e Virginia e Chiara con il paravento Vesuvio per il loro brand Gesta Atelier.

GESTA ALTIER: UN PARAVENTO ISPIRATO AL VESUVIO
Quando un’antiquaria e una fashion designer sono amiche e decidono di lavorare insieme, il risultato può essere sorprendente. È il caso di Virginia e Chiara, fondatrici di Gesta Altier, che per EDIT Napoli hanno sviluppato una ricerca sul paravento, oggetto dalla forte tradizione decorativa, reinterpretato in chiave contemporanea.
A Napoli hanno presentato Vesuvio, un pezzo unico ispirato alla lava che scorre lungo il vulcano. Il movimento viene evocato dal tessuto, mentre la pietra lavica nera suggerisce, attraverso la consistenza della superficie, la materia del paesaggio vulcanico.
Qui la forza dell’idea si accompagna a un progetto attento anche all’uso: i segmenti della struttura sono orientabili, così come i pannelli tessili, che permettono di modificare la configurazione del paravento. L’oggetto può inoltre essere appeso alla parete, diventando un elemento decorativo a tutti gli effetti. Una flessibilità che amplia le possibilità d’impiego senza indebolire la sua natura di pezzo speciale.
PARALLELISMI: UNA PIATTAFORMA PER SCOPRIRE NUOVI TALENTI
Francesca Frezza e Alessandra Coccia sono madre e figlia, entrambe architette. Hanno trovato un modo per lavorare insieme valorizzando le rispettive competenze e mantenendo ciascuna il proprio spazio d’azione. Da questo equilibrio è nato Parallelismi, un e-commerce che riunisce gli arredi disegnati da Frezza e realizzati da artigiani selezionati in tutta Italia, accanto a una scelta di progetti firmati da designer emergenti.
È proprio l’attività di ricerca e selezione a rendere interessante il loro lavoro: non soltanto una piattaforma commerciale, ma uno strumento per intercettare autori e produzioni indipendenti che meritano attenzione. A EDIT Napoli hanno portato una selezione capace di raccontare questa attitudine allo scouting, con proposte diverse per linguaggio e tipologia, accomunate dalla volontà di dare spazio a nuove voci del progetto.
A sinistra, una parte della sezione Selection della piattoforma Parallelismi; a destra, la collezione di Zaven per Artieri 1895, vincitrice del premio Edit 2026. Photo © ELLER Studio x Edit Napoli.

IN BETWEEN, ARTIERI 1895: L’ALABASTRO IN UNA VESTE CONTEMPORANEA
Artieri 1895 è una storica azienda di Volterra specializzata nella lavorazione dell’alabastro, una pietra che porta con sé una tradizione artigianale riconoscibile. Con In Between, l’azienda ne esplora le possibilità attraverso una lettura contemporanea, dimostrando come un materiale legato a una lunga storia produttiva possa trovare nuove forme espressive.
La direzione artistica è affidata a Matteo Bimbi, che a EDIT Napoli ha presentato i progetti di Zaven e Lotto Studio. Il valore dell’iniziativa sta nel confronto tra la competenza manifatturiera dell’azienda e la ricerca progettuale dei designer: un incontro che non si limita ad aggiornare il linguaggio dell’alabastro, ma ne mette alla prova le potenzialità in un dialogo tra tradizione e sperimentazione.
Come di consueto, accanto alla fiera, EDIT CULT ha portato il progetto contemporaneo in palazzi storici, chiese e luoghi spesso poco accessibili. I sei progetti di quest’anno si snodano attraverso il quartiere Chiaia, trasformandone il patrimonio architettonico in parte attiva del racconto. Crochet Coral Reef di Margaret e Christine Wertheim usa l’uncinetto come linguaggio visivo in una riflessione collettiva sulla fragilità degli ecosistemi; Archetipi di pace di Fabrizia Frezza e Felice Limosani mette in dialogo scultura, luce e parola.
Con L’Equilibrista, Lombardini22 esplora invece l’equilibrio come esperienza dinamica, mentre Controtempo celebra la ricerca sul vetro di Massimo Lunardon. Common Ground, di Margherita Rui con cinque manifatture italiane, indaga la tavola come luogo d’incontro; Light on Spain riunisce infine sei voci del design spagnolo attorno al tema della luce. Sei interpretazioni diverse, unite dalla capacità di far dialogare materiali, saperi e linguaggi con l’identità dei luoghi che li accolgono.
Uno dei sei progetti di Edit Cult: Crochet Coral Reef. Photo © ELLER Studio x Edit Napoli.

Uno dei sei progetti di Edit Cult: L’Equilibrista. Photo © ELLER Studio x Edit Napoli.

In copertina, una delle sale di Edit Napoli 2026. Photo © ELLER Studio x Edit Napoli.






















