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Un mercoledì da designer – Matteo Francesco Greco

di Roberta del Vaglio.

Dalle regole dell’ingegneria alla libertà della forma: il percorso di Matteo Francesco Greco nasce dall’incontro tra rigore progettuale e sensibilità per il bello.

C’è un punto in cui la regola incontra la poesia, e per Matteo Francesco Greco quel punto coincide con il progetto. Ingegnere edile di formazione, ma “atipico” per vocazione, Greco ha costruito il proprio percorso tenendo insieme due attitudini apparentemente lontane: il rigore delle strutture e la curiosità per tutto ciò che rende uno spazio davvero abitabile. Dopo gli anni negli studi di architettura e interior design milanesi e la fondazione, nel 2019, di AMG+ sul lago di Garda, il design diventa progressivamente un territorio di ricerca personale.

Il primo progetto arriva al Fuorisalone nel 2017; nel 2024, l’esordio a EDIT Napoli, insieme alla realtà artigiana Zanchi, apre un nuovo capitolo. È da quell’esperienza che nasce Be(Forma), una piattaforma creativa – prima ancora che un brand – in cui confluiscono oggetti, intuizioni e un modo molto personale di guardare il mondo. Il punto di partenza è l’osservazione, quella che Bruno Munari indicava come premessa indispensabile del progettare. Guardare, trasformare, dare una nuova funzione alle forme: per Greco il design diventa così un esercizio di curiosità, memoria e poesia. E così, all’ultima edizione del Fuorisalone è tornato con Be(Forma) e la Sedia 225: essenziale e quasi archetipica, in cui metallo, proporzioni e materia si incontrano dando forma a un progetto che mette al centro funzionalità, essenzialità e durabilità.

Il designer Matteo Francesco Greco in un’immagine di EDIT Napoli 2025 con la sua Sedia 225. Photo © Serena Heller. Accanto, un’immagine della Sedia 225: metallica, da interno ed esterno, è realizzata a mano.
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Com’è iniziato il tuo percorso? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che avresti fatto il designer? E quanto ha contato la tua formazione di ingegnere nel definire il tuo approccio al progetto?

«Il mio percorso da designer è iniziato tanti anni fa. Da adolescente annotavo progetti di fantasia e idee ovunque, su fogli e angoli di quaderni. C’è voluto però molto tempo per prendere coscienza che questi progetti e idee dovevano concretizzarsi. È stato un bellissimo percorso che non rinnego e che, finalmente, mi ha portato a essere sereno. La mia formazione infatti non è di tipo tradizionale: vengo dal mondo dell’ingegneria e sicuramente l’approccio tecnico, la semplificazione di linee e forme del mio tratto deriva da questo mondo».

Il buon design entra nella vita di tutti i giorni quasi senza farsi notare. Secondo te, quali sono le qualità che rendono un oggetto davvero capace di migliorare la quotidianità?

«A mio parere, il design deve rispondere meglio a domande precise e a funzioni che gli sono richieste, al fine di rendere migliore l’esperienza e quindi la vita di chi ne usufruisce. Faccio un esempio: una seduta può essere banalmente realizzata prendendo un parallelepipedo di legno o di altro materiale. Risponde a una domanda, la seduta, e ha la sua funzione. Il design permette che quella domanda e funzione vengano migliorate, lavorando sul comfort, sull’ergonomia e sull’estetica. Deve però restare il focus sulla funzione. Al giorno d’oggi, purtroppo non vedo un equivalente equilibrio. Spesso si ricerca solo l’estetica a scapito di altro o, viceversa, la funzionalità a scapito della bellezza. A mio parere, il segreto sta nell’equilibrio».

La Sedia 225 di Matteo Francesco Greco da vari punti di vista che ne sottolineano il profilo geometrico ed essenziale, ispirato all’estetica Bauhaus.
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Materiali, forme, tecnologia e sostenibilità: quale di questi aspetti guida maggiormente il tuo processo creativo oggi e come riesci a trovare un equilibrio tra tutti questi elementi?

«Materiali e forme rispondono prima all’idea creativa. Tecnologia e sostenibilità intervengono subito dopo nel mio processo creativo, per migliorarlo e renderlo concreto e attuabile».

C’è un oggetto della casa – anche il più semplice o sottovalutato – che avresti voluto disegnare tu? Perché proprio quello?

«L’interruttore rompitratta di Castiglioni. È la somma del mio modo di concepire il design: risponde a una domanda e alla sua funzione in modo semplice, onesto e esteticamente appagante. Questo ha migliorato, in modo discreto, la vita di tutti noi e lo rende un oggetto unico e inimitabile, nonché di difficile sostituzione».

Qual è l’oggetto che non può mancare nella tua casa e che racconta meglio il tuo modo di abitare?

«Delle belle lampade.

Se dovessi dare un solo consiglio a chi desidera arredare la propria casa con maggiore consapevolezza, quale sarebbe?

«Di fermarsi a riflettere sulle proprie esigenze e necessità, senza seguire le mode a tutti i costi o ricercare l’apparenza. La casa rispecchia se stessi e deve essere fatta di conseguenza, se si vuole stare bene in quel luogo».

Completa questa frase: “Una casa è davvero in ordine quando…”

«…quando risponde ai bisogni di chi la abita (e, magari, ha dei miei pezzi tra gli arredi!). Quando entri in quel tipo di casa, si percepisce e la si trova in equilibrio anche se non è perfetta. Una casa in ordine “parla” e comunica molto di chi la vive».

La Sedia 225 di Matteo Francesco Greco pensata anche per l’outdoor.
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In copertina, Matteo Francesco Greco. Photo © Serena Heller.

beforma.it

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