ritratto danilo fedeli

Danilo Fedeli – al design serve un’anima

Cosa significa oggi progettare per la casa? In un tempo in cui la parola design è spesso associata all’immagine e all’icona, torna centrale una domanda più profonda: a chi e a cosa serve davvero un progetto?

In questa intervista il progettista e designer Danilo Fedeli, fondatore dello studio 3DF di Sinalunga (SI), racconta una filosofia fondata sull’equilibrio tra esperienza, cultura e creatività. Tre dimensioni che rappresentano veri e propri motori del progetto. Dall’attenzione ai gesti quotidiani alla centralità dell’uomo, dalla sostenibilità come scelta originaria fino alla trasformazione degli spazi domestici in luoghi di benessere, emerge un’idea di design autentico, capace di migliorare concretamente la qualità della vita. Uno sguardo lucido e sensibile sul presente e sul futuro della casa contemporanea.

“Combinare esperienza, cultura e creatività” come limite e motore del progetto. Come si traduce questa vostra filosofia quando si progetta un oggetto o uno spazio domestico? E quanto conta oggi la dimensione emotiva nel design della casa?

Ogni progetto nasce da qualcosa che va oltre il semplice design. Si tratta del risultato di un dialogo continuo tra creatività, cultura ed esperienza. La creatività è lo slancio iniziale, lo sguardo capace di immaginare ciò che ancora non esiste. Ma perché un’idea diventi reale, servono equilibrio e concretezza. È qui che entrano in gioco cultura ed esperienza. La cultura è conoscenza profonda dei materiali, delle tecnologie, dei loro limiti e delle loro possibilità. L’esperienza trasforma questa conoscenza in consapevolezza progettuale, permettendo alle idee di prendere forma senza perdere forza. Quando questi elementi dialogano, il progetto smette di essere un concetto astratto e diventa spazio vissuto.

Progetto residenziale “Relazioni Privilegiate”.
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Nel design della casa, la prima domanda non riguarda le forme, ma le persone. Uno spazio nasce per essere abitato, non raccontato. Non credo nel progetto autoreferenziale, ma nell’ascolto silenzioso di chi lo vivrà. Studiare gesti quotidiani, ritmi e comportamenti significa dare al progetto autenticità. Solo così il design smette di essere esercizio estetico e diventa esperienza: uno spazio che riflette un’identità e accoglie non solo il corpo, ma anche le emozioni.

Progetto residenziale “Relazioni Privilegiate”.
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Il design è spesso percepito come qualcosa di estetico e iconico. Come può il design industriale migliorare concretamente il modo in cui viviamo gli spazi domestici, senza diventare solo un esercizio formale?

Oggi la parola design è usata in modo eccessivo, spesso svuotata del suo significato. Design è, prima di tutto, industrial design, progetto pensato per la produzione in serie. Ma un prodotto, per essere davvero tale, deve andare oltre forma e funzione. Deve avere un’anima! Un oggetto dovrebbe esistere per una necessità reale. Viviamo invece in una società di sovrapproduzione, dove l’eccesso genera oggetti inutili, destinati a riempire spazi senza migliorarli.

A sinistra, lavabo da appoggio Thalis e mobile monoblocco Eryon della collezione Elisyan di SICIS. A destra, la linea di miscelatori Aurelia di Danilo Fedeli e Rubinetterie Treemme.
lavabo-da-appoggio-e-miscelatori

Il vero design torna all’uomo. Osserva i suoi gesti quotidiani, i movimenti, le posture inconsapevoli. Si prende cura del rapporto silenzioso che abbiamo ogni giorno con gli oggetti della casa. Un buon prodotto accompagna in modo naturale, senza imporre. Quando questa attenzione manca, sono gli oggetti a governare noi, e non il contrario. Per questo credo sia necessario tornare a un design autentico, che nasce dall’ascolto profondo dell’uomo e dal rispetto del suo modo di vivere.

Oggi il progetto non può prescindere da temi come sostenibilità, durabilità e produzione consapevole. Come affronta questi aspetti nel suo lavoro e quale pensa sia il ruolo del designer nel guidare scelte più responsabili per aziende e consumatori?

La sostenibilità richiede un cambio radicale di approccio al progetto. Il designer è la testa della filiera. È dalla fase embrionale, dal foglio bianco, che inizia questa responsabilità. Oltre all’estetica, spetta al designer immaginare materiali, tecnologie e processi produttivi. L’analisi dei materiali diventa quindi una prima, grande selezione consapevole, guidata da criteri di sostenibilità. Sostenibilità significa interrogarsi su come un progetto viene realizzato, con quali metodi e in quale coerenza produttiva. Non è un aspetto da aggiungere dopo, ma nasce insieme all’idea, nella sua fase embrionale. Analizzando materiali e tecnologie, il progetto persegue soluzioni che rispettano l’intera filiera, dalla produzione all’utilizzo finale.

La collezione di miscelatori monocomando Aurelia di Danilo Fedeli e Rubinetterie Treemme, realizzata in ottone e disponibile in 12 finiture differenti.
miscelatori-monocomando-Aurelia-di-Danilo-Fedeli-e-Rubinetterie-Treemme

Guardando al futuro, come vede evolvere il rapporto tra design, tecnologia e cultura dell’abitare? C’è una tendenza o un cambiamento che ritiene particolarmente significativo per la casa contemporanea?

Stiamo vivendo una fase di profonda trasformazione. La tecnologia è ormai parte integrante della vita quotidiana e questo impone una nuova responsabilità al design dell’abitare, ovvero riportare lo spazio domestico verso una dimensione più naturale. L’attenzione si sposta sugli spazi, sulle proporzioni, sulla capacità degli ambienti di accogliere e riequilibrare. La casa diventa luogo in cui rallentare, riconnettersi, ritrovare un ritmo più autentico. In questo percorso, il bagno è l’ambiente che ha vissuto la trasformazione più profonda. Da spazio puramente funzionale si è evoluto in luogo di cura del corpo e di benessere, indipendentemente dalle dimensioni. Oggi il bagno è uno spazio wellness, in cui prodotti e architettura convivono in armonia. Un luogo in cui fermarsi, meditare e ricaricare le energie.

Collezione di arredo bagno Master di GB Group.
arredo-bagno-Master-di-GB-Group

www.3df.it/it/

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