di Evi Mibelli.
“È il linguaggio intrinseco dei materiali che voglio esprimere”.
Il design nordico ha, da sempre, una vena di magia inspiegabile. E nel caso del danese Poul Kjærholm lo è in modo inequivocabile. La fonte d’ispirazione è la Natura. Anche se linee, rigore, geometrie appartengono all’uomo, della natura coglie l’essenzialità. Nulla che provenga da quel mondo è illogico, l’efficienza è semplicemente perfezione, bellezza, armonia.
Il principio funzionalista di Mies Van Der Rohe “Il meno è il più”, o l’ancor più citato “La forma segue la funzione” si distacca, nella visione di Kjærholm pur estimatore del grande maestro del Movimento Moderno, dalla fredda razionalità del progetto e acquisisce un invisibile legame con la parte più spirituale e contemplativa della natura, condizione di cui ogni uomo ha bisogno per trovare quiete. Poul Kjærholm riesce magistralmente in questo intento. È un razionalista romantico.
Lounge Chair PK24, 1965. Attualmente in produzione Fritz Hansen. Foto Fritz Hansen.

Nato a Østervrå, in Danimarca, l’8 gennaio 1929, Poul Kjærholm inizia l’apprendistato presso un laboratorio di ebanisteria all’età di 14 anni. Impara a conoscere i materiali, a comprenderne le caratteristiche tecniche, le proprietà intrinseche e a lavorarli con maestria. S’iscrive alla Hjørring Technical School per apprendere la geometria e il disegno tecnico e a 18 anni, ottenuto il certificato di ebanista, completa gli studi a Copenaghen, presso la Danish School of Arts and Crafts, sotto la guida di Hans J. Wegner.
Architetto del mobile, come lui stesso si definiva, inizia giovanissimo a distinguersi per i suoi progetti caratterizzati dall’uso diffuso dell’acciaio, staccandosi esteticamente dalla maggior parte dei suoi contemporanei, più legati alla tradizione nordica del legno e del compensato curvato. A dimostrazione di questa sua predilezione il progetto di laurea, del 1951: una poltrona il cui telaio è un unico pezzo di acciaio armonico piegato e la seduta è realizzata con una robusta corda da vela.
“È stato facile lavorare con una struttura realizzata con semplici strisce di acciaio già pronte e sono rimasto subito affascinato dalle numerose potenzialità di questo nuovo materiale”.
Ne esce un capolavoro – Element – (l’attuale PK25) che gli vale l’immediata assunzione presso la Fritz Hansen. Ha solo 22 anni, un futuro davanti, e un’azienda d’avanguardia che ne riconosce il genio.
A sinistra, poltrona PK25, disegnata nel 1951 per il progetto di laurea. Un capolavoro, in acciaio, di precisione e purezza estetica ineguagliabile. Foto da catalogo Fritz Hansen; a destra, sedia PK0 A, disegnata nel 1952 per Fritz Hansen. Entrata in produzione nel 1997 in edizione limitata. Per la sua estetica e tecnica dei materiali è uno dei capolavori del design del XX° secolo. Foto da catalogo Fritz Hansen.

Kjærholm trascorre i primi anni ’50 alla ricerca del materiale che rappresenti la sua visione del progetto, spingendo sulla semplificazione e, nei limiti del possibile, la riproducibilità in serie. L’acciaio viene eletto materiale principe della sua produzione creativa, senza dimenticare il legno e gli altri materiali della tradizione nordica, che restano elementi del suo originale linguaggio espressivo e anche retaggio della sua formazione di ebanista artigiano.
“Il potenziale costruttivo dell’acciaio non è l’unica cosa che mi interessa. Amo la luce, la rifrazione che colpisce e rende viva la sua superficie. È una interazione che regala sostanza alla mia ricerca estetica”.
In effetti, la sua conoscenza e la sua audacia progettuale, portano questo materiale ad avere una dignità e una eleganza che non si esaurisce nel solo prodotto di design ma influenza l’estetica stessa dei luoghi quotidiani. Gli interni che accolgono i suoi mobili restituiscono sempre un senso di respiro e di calda accoglienza. Nulla pare fuori posto. È vera quiete, intimità e luce.
Disegno originale della sedia PK3 di Poul Kjaerholm. Archivio Fritz Hansen.

Sedia PK3 impilabile, in legno curvato e acciaio, in archivio dal 1954 e prodotta per la prima volta nel 2025 da Fritz Hansen. Foto dal catalogo Fritz Hansen.

Mentre lavora presso la Fritz Hansen, progetta una poltrona realizzata con due pezzi di legno laminato curvato, oggi nota come PK0. Un pezzo di design strepitoso per innovazione, ergonomia e bellezza, ma dal costo produttivo, per l’epoca, alto. Kjærholm lo vuole produrre a tutti i costi, prima ancora della sedia Ant di Arne Jacobsen. Si scontra con la reticenza della Fritz Hansen ed è frattura.
Lascia l’azienda e crea un sodalizio trentennale con Ejvind Kold Christensen, un piccolo produttore e commerciante di mobili di Hellerup. Con lui produrrà molti dei suoi iconici pezzi. La sua poetica si afferma e segna un’epoca gloriosa del design con riconoscimenti internazionali e premi tra cui due Grand Prix alla Triennale di Milano (1957 e 1960), l’ID Award (1973) e il leggendario Lunning Award (1958).
Insegnerà alla School of Arts and Crafts di Copenaghen, e al dipartimento di arredamento e interior design dell’Accademia d’Arte dal 1957 al 1976. I suoi progetti sono oggi presenti nella collezione permanente del Museum of Modern Art di New York, del V&A Museum di Londra e di altre collezioni museali in Danimarca, Norvegia, Svezia e Germania.
A sinistra, sedia PK11 con seduta in pelle naturale, abbinata al tavolo PK51. Foto da catalogo Fritz Hansen; a destra, poltrona PK4 in tubolare di acciaio verniciato e seduta in cordame naturale, 1952. Foto da catalogo Fritz Hansen.

A cavallo tra design industriale e artigianato, ha distillato le tipologie base di arredamento fino all’essenza, creando un corpus di opere unico in cui riflette le sue idee e i suoi valori: l’essenziale, nient’altro; l’amore per la natura, niente di meno.
Considerando il mondo naturale come fonte di ispirazione e come il massimo standard di bellezza, Kjærholm ha visto nelle forme semplici ed efficienti della natura il modello guida. Il suo obiettivo era creare mobili che apparissero senza tempo come le foglie di un albero o i prati mossi dal vento dello Jutland. Era, nel privato, un grande collezionista di foto di paesaggi, di piante, e di uccelli. Una passione che spiega molto della sua poetica.
Poltrona PK20, un classico del design di Poul Kjaerholm (design del 1968) presente nella collezione permantente del Victoria & Albert Museum a Londra. Foto da catalogo Fritz Hansen.

Tornando al suo stile progettuale, Kjærholm fa emergere sempre le proprietà intrinseche dei materiali. Gli elementi in acciaio sono il più sottili possibile per mettere in risalto la loro resistenza e le superfici opache e cromate conferiscono al metallo un grado di calore e morbidezza visiva che si abbina meravigliosamente agli altri materiali. Esalta la naturalità cromatica escludendo l’uso artificiale del colore: pelle, legno e pietra vengono lasciati così come sono o rifiniti nel modo più semplice possibile per esaltarne le qualità naturali.
Sedia PK0A e il tavolo PK60 creano una formidabile sintesi estetica di tecnica, forma e funzione. Foto da catalogo Fritz Hansen.

L’approccio intransigente di Poul Kjærholm al design ha reso i suoi mobili costosi da produrre, limitando il mercato e frenando la sua ambizione di produzione di massa. Non a caso i suoi pezzi, oggi, sono oggetti ambitissimi nelle aste di design, battuti a cifre decisamente importanti.
Dopo la prematura scomparsa di Kjærholm, nel 1980, la Christensen non era più disposta a continuare. Nel 1982, gli esecutori testamentari di Poul Kjærholm affidano a Fritz Hansen la produzione e la vendita della Collezione Kjærholm: oltre venti progetti sviluppati tra il 1951 e il 1967, compresa la fortunata seduta, ora a catalogo come PK25 – anche nella versione in corda nera – realizzata scrupolosamente a partire dai disegni d’archivio. Poul Kjærholm era noto per non lasciar uscire dalla porta del suo studio un progetto che non ritenesse perfetto.
A sinistra, Daybed PK80, 1957, ispirato a Mies Van der Rohe. Tavolo basso PK62, 1968, con piano in marmo bianco e struttura in acciaio satinato. Foto Fritz Hansen; a destra, ritratto di Poul Kjærholm nel suo studio. Foto Archivio Fritz Hansen.

In copertina, Poul Kjærholm (Archivio Fritz Hansen).





















