ritratto bruno munari

Icone di Design – Bruno Munari

Bruno Munari è una delle figure più influenti nel panorama culturale del secondo Novecento, personaggio talmente eclettico da risultare impossibile etichettare sotto una definizione univoca. Tra i padri del del design italiano in primis, attraversa campi disciplinari e movimenti artistici fra i più disparati: dal futurismo all’astrattismo, dall’arte cinetica alla filosofia zen, dalla pittura alla produzione industriale fino a toccare il mondo dell’allestimento. Filo conduttore di questa svariata produzione è la naturale vocazione per il metodo ed uno spirito di osservazione per le cose e le persone decisamente fuori dal comune.

Nato a Milano il 24 ottobre 1907, dopo un’adolescenza in campagna torna nella città meneghina agli inizi degli anni Venti nel suo pieno fermento culturale e artistico. Conosce Marinetti ed entra a fare parte della corrente futurista, per poi aprire il proprio studio di grafica. Lavora come illustratore per Mondadori e collabora con le più importanti aziende italiane del dopoguerra quali Olivetti, Pirelli e Campari per la quale disegna vari manifesti dal segno grafico di forte impatto.

Tema molto caro a Munari è l’infanzia e la sua potenza creativa. Scrive libri per bambini – come i Prelibri e libri illeggibili- , progetta giochi per sviluppare la loro fantasia e dà vita ad un un vero e proprio metodo pedagogico. Educare i bambini alla creatività e porre l’attenzione su quell’atteggiamento di apertura privo di pregiudizi che si tende a dimenticare mentre si diventa grandi, significa creare le basi per una società migliore.

Prelibri, pubblicati da Danese nel 1980. Di piccole dimensioni, ricchi di immagini e di elementi tattili che non seguono una struttura rigida, sono libri che permettono al bambino di assistere a una storia diversa a seconda di come manipola il libro. Ph credits Corraini
libri e prelibri bruno munari

Scimmietta Zizi, 1955, Pigomma. La scimmietta Zizi, compasso d’oro nel 1954, nasce come giocattolo per la Pigomma, divisione del marchio Pirelli. Imitazione dell’animale in gommapiuma con un’armatura leggera in ferro è piacevole al tatto, malleabile e può assumere tutte le forme che il bambino desidera dare. Quest’oggetto incarna lo spirito di Munari sia dal punto di vista della giocosità del suo approccio alla progettazione, sia dal punto di vista della metodologia progettuale.

scimmietta bruno munari

Anche le “Forchette parlanti” sono espressione del lato più ludico e pragmatico del suo lavoro. Semplici posate in acciaio inox piegate e deformate a discapito della funzione, per dotarle di parola ed espressione. Una “ginnastica mentale” come definiva lui, attraverso cui rimpiazzare il banale col fantastico come nel mondo dei più piccoli.

Le forchette di Munari, 1958, Corraini Edizioni
disegno forchette munari

È con Danese che Munari inizia a progettare con continuità oggetti appartenenti all’industrial design. Del 1957 è il famoso portacenere “Cubo”, icona del design italiano e progetto geniale nella sua semplicità. Un cubo di melammina dentro il quale viene inserita una sottile lastra di alluminio ripiegata su sé stessa. Il posacenere contiene la cenere e i mozziconi, nascondendoli alla vista ed evitando la fuoriuscita del cattivo odore.

Posacenere Cubo, 1957, Danese, credits Danese
posacenere cubo munari

Posacenere Cubo, 1957, Danese, credits Danese
posacenere cubo munari

Anche la serie di lampade “Esagonale, Prismatica e Cubica” ha molto successo, composta da anelli concentrici di metallo riflettente. La luce emessa dalla lampadina a incandescenza viene riflessa dalle lamelle in molteplici direzioni, in modo da illuminare uniformemente l’ambiente.

Lampada Esagonale, 1959, Danese
lampade sospese metallo munari

Tra la moltitudine di citazioni, quella che meglio descrive il lavoro di Munari è “complicare è facile, semplificare è difficile”. Il suo approccio è sempre volto alla ricerca di soluzioni semplici senza troppi fronzoli che utilizzino innovazioni tecniche e materiali innovativi. Il design è progetto nel senso globale, applicabile alle cose più piccole come a quelle più grandi con il fine la ricerca dell’estrema immediatezza formale.

Esempio concreto e sintomatico di questa genialità progettuale è la lampada Falkland del 1964 per Danese. Coinvolgendo una ditta che fabbricava calze da donna, Munari pensa ad una lampada la cui forma nasce dalla tensione di un tubo elastico e dal peso di alcuni anelli metallici di diverso diametro: una forma spontanea, generata unicamente dalla tensione delle forze interne che la compongono.

Lampada Falkland, 1964, Danese
lampada falkland munari

Non solo oggetti di dimensioni ridotte ma anche progetti che indagano lo spazio e la sua relazione con l’utente, come nel caso di “Abitacolo”. Realizzato con l’idea di disegnare un nuovo spazio per la camera dei ragazzi, l’intento è quello di permettere ai più giovani di lasciare tutto in uno stato di “ordinato disordine” per sentirsi protetti dai giochi, dai libri, dagli oggetti familiari durante il sonno.

La struttura leggera in tondino di acciaio verniciato prodotta ancora oggi prodotta da Robots, è un nuovo modo di intendere lo spazio e anticipa i tempi odierni, dove la personalizzazione e la modularità sono elementi trainanti. Premiato nel 1979 con il Compasso d’Oro, in seguito è stato incluso nella collezione del Moma.

Abitacolo, 1971, Robots
abitacolo bruno munari

abitacolo acciaio bruno munari

Nell’immagine di copertina, Bruno Munari, credits Isisuf

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