di Evi Mibelli.
Una carriera di successi che dura da 50 anni. Un pedigree che lo colloca tra i più grandi architetti e designer internazionali contemporanei. Antonio Citterio, un destino già scritto a partire dal suo luogo di nascita: Meda, 16 giugno 1950. Una terra, la Brianza, che ha letteralmente fatto la storia del design italiano e che ha saputo tradurre il sapere, e il fare artigiano, in un’industria d’innovazione. Il resto è storia, grazie al coraggio di capitani d’impresa di raro spessore, come Cesare Cassina o Piero Busnelli, per citare i più noti.
Poltrone A.B.C. di Flexform (1996), nello showroom Peserico di Firenze (Progetto/ CP Architetti). La forma e la struttura in tubolare sono un chiaro riferimento al design dei Maestri del Movimento Moderno del 900
È in questo contesto che Antonio Citterio muove i primi passi. Complice l’attività paterna di artigiano che lo abitua, sin da ragazzino, a vivere tra matite, disegni, e prototipi. “Ho sempre respirato creatività, fare design è stato per me un fatto naturale, logico. A chi mi chiede se sia una vocazione non so cosa rispondere, non mi sono mai posto la domanda”.
A 14 anni si iscrive all’Istituto d’Arte di Cantù, una scuola dove passa ore a disegnare e ad apprendere come si costruisce un oggetto, un mobile, un prodotto artigianale. Unire creatività a concretezza. Contestualmente frequenta il laboratorio del padre – oltre a quello di uno scultore – come nella migliore tradizione del ragazzo di bottega.
A sinistra, collezione Eileen, consolle, B&B Italia, 2010. La collezione s’ispira, ed è un omaggio seppure in chiave contemporanea, al design di Eileen Gray. A destra, Mart, poltrona, B&B Italia, 2004. Il richiamo ai pezzi d’arredo del design americano degli anni 50 è leggibile dalla forma organica della scocca. Le sedute nascono da una nuova tecnologia produttiva del cuoio termoformato
Appartiene a quella “generazione di mezzo” come la definisce lui stesso “che si colloca tra i grandi maestri come Castiglioni, Magistretti, Ponti, Bellini”. Osserva l’evoluzione dell’industria dell’arredo attraverso i pionieri del design italiano e internazionale – soprattutto la scuola americana rappresentata da Charles Eames.
Legge e assorbe il clima di cambiamento che caratterizza quegli anni e decide di iscriversi alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Con lui, il compagno di scuola dell’Istituto d’Arte Paolo Nava con il quale, ancora studente, apre nel 1970 il suo studio di progettazione.
Headquarter del Brand Esprit Italia, Milano, 1988
I primi anni di attività lo vedono impegnato quasi esclusivamente nel design ed è solo a partire dalla metà degli anni ‘80 che approda all’architettura. “Un passaggio piuttosto faticoso sul piano professionale, determinato dal fatto che ero conosciuto come designer e non come architetto”.
Progetta la casa di Piero Busnelli nel 1983 – fondatore di B&B Italia, azienda con la quale Citterio collabora sin dall’inizio della propria carriera – per poi arrivare nel 1987 a disegnare per il brand Esprit, ampliando la scala degli interventi che lo traghetteranno nel panorama dell’architettura contemporanea internazionale. Insieme a Patricia Viel fonda, nel 1999, lo studio Antonio Citterio Patricia Viel & Partners, un sodalizio professionale che lo porterà a ideare alberghi, complessi residenziali e commerciali in Italia e all’estero.
Interno del Bulgari Hotel di Milano, progetto Antonio Citterio Patricia Viel & Partners, 2004. Un nuovo modo di interpretare il lusso come qualità degli spazi, del design e dei servizi in chiave contemporanea
Interno del Bulgari Hotel a Beijing, Cina, 2017
“Architetto o designer? Non c’è differenza. Oggi il design, come l’architettura, devono gestire la complessità, i cambiamenti sempre più veloci. Competenze ultraspecialistiche, tecnologie, materiali. Una sfida continua che pone attenzione sul processo e sul problema che si è chiamati a risolvere”.
Cassettiere su ruote Mobil disegnate per Kartell. Compasso d’Oro 1994
Ad Antonio Citterio non interessa sorprendere. Cerca il senso di un oggetto e per farlo è fondamentale studiare ciò che è stato già fatto e come funziona. Il progetto è ricostruire in modo nuovo senza perdersi nel dettaglio. “Il mio fine è la sintesi. Il design, contrariamente a quanto si pensi, non è qualcosa di legato solo alla creatività. È parte integrante di un processo produttivo che richiede investimenti, risorse”.
Atoll, divano componibile in pelle, B&B Italia, 2018
Il paradigma non è progettare un oggetto o un luogo, è progettare i comportamenti, saper simulare dinamiche.
“Quello che per me conta, più degli oggetti che in carriera ho realizzato, sono i rapporti che ho allacciato con le persone e le aziende con cui lavoro, ancora dopo tanti anni. Amicizia, stima, confronto. Questo è qualcosa di intangibile, è il valore delle relazioni”.
Il relax secondo Antonio Citterio: Repos & Gran Repos by Vitra, 2011
L’esempio perfetto di questo concetto è la storia del divano Sity per B&B Italia, premiato, nel 1987 con il Compasso d’Oro. Una rivoluzione nel mondo del divano. Non più un oggetto d’arredo destinato alla conversazione: ci si può dormire, lavorare, leggere, fare colazione. Oggi sembra un’ovvietà.
La cucina cambia paradigma e diventa fulcro delle relazioni sociali della casa, cambiandone connotazione e ruolo spaziale. La cucina/sistema Convivium disegnata per ARCLINEA ne è la sintesi e l’espressione. 2002
Stesso discorso, per quanto riguarda la cucina. Se fino a tutti gli anni ‘70 è stato uno spazio di servizio della casa, da tempo è diventato il cuore pulsante della socialità familiare. Nasce così Arclinea e la cucina/sistema Convivium, che ha letteralmente ridisegnato i comportamenti e la fruizione degli spazi della casa intorno al rito del cibo.
Arclinea, Monoblocco Artusi, 1999. È la cucina professionale con le dimensioni, le prestazioni, la più ampia flessibilità progettuale pensata per una collocazione domestica
Antonio Citterio non ha mai seguito mode o trend. Solo il suo istinto. È per questo che ogni suo progetto si connota per il linguaggio intramontabile della concretezza: preciso, discreto, senza tempo.
Nel settore del disegno industriale si è assicurato le collaborazioni continuative con aziende italiane e straniere quali Ansorg, Arclinea, Axor-Hansgrohe, B&B Italia, Flexform, Flos, Hermès, Iittala, Maxalto, Sanitec (Geberit Group), Technogym e Vitra, Kartell, per la quale firma il sistema di armadietti Mobil premiato Compasso d’oro nel 1994.
Inutile sottolineare che alcune delle sue creazioni campeggiano in modo permanente nelle sale dei principali musei di design del mondo. A cominciare dal prestigioso MoMa di New York.
A sinistra, Kelvin Edge, lampada da terra a led per Flos, 2015. A destra, miscelatore monocomando grande per lavabo, coll. Axor Citterio per Axor
Nell’immagine di copertina, ritratto di Antonio Citterio (archivio ArcLinea)