di Marta Santacatterina.
Più di sette milioni di abitanti per una superficie che corrisponde a circa un terzo della Valle d’Aosta: la densità abitativa di Hong Kong è una delle più alte al mondo e proprio questa caratteristica sta alla base di uno skyline impressionante e opprimente, fatto di grattacieli vertiginosi che occupano tutta l’area attorno allo splendido porto naturale. Le masse compatte delle architetture nascondono l’affollata presenza umana, che si intuisce solo sbirciando dalle necessarie aperture, dalle finestre.
Le finestre di Hong Kong hanno fornito lo spunto per un progetto di design ideato da Andrea Ponti che ha tradotto le sue riflessioni in una serie di otto sedie realizzate con struttura in acciaio e seduta in ABS. Shadows in the windows vuole infatti interpretare l’impressionante paesaggio urbano dell’ex colonia britannica “attraverso un segno grafico distintivo e dal valore altamente simbolico: una finestra, e l’ombra di una sedia che su essa si proietta”.
Osservando i moduli architettonici della metropoli cinese, infatti, emerge subito con evidenza l’assoluta e inesorabile standardizzazione delle tante finestre che però si aprono, nonostante la loro forma anonima, sulla vita privata, individuale e sempre diversa delle persone, facendone intravedere la presenza, la quotidianità, l’esistenza, come accade in tutte le città del mondo. Le aperture che mettono in comunicazione il dentro e il fuori della casa si susseguono in modo ripetitivo e sincopato, costituendo visioni di alienazione e disumanità, dalle quali al contempo scaturisce la percezione degli spazi e dei vuoti, delle luci e delle ombre, delle texture e dei colori.
Il designer ha voluto incorniciare ogni sedia con un profilo quadrato che richiama esplicitamente il telaio della finestra, mentre in alcuni casi compaiono linee curve o stilizzazioni di gradini che richiamano simbolicamente le differenti architetture. Un’elevata componente astratta, concettuale e minimalista caratterizza ciascuna delle sedute e proprio mediante questa tensione all’astrazione il senso della metafora assume ancora più forza “e diventa espressione del rapporto che intercorre tra individuo, prodotto e paesaggio urbano”, come afferma lui stesso. Altrettanto essenziale è la scelta cromatica delle sedute: bianco, nero, due tonalità di rosso e due di grigio.
Andrea Ponti, è nato a Cagliari nel 1985 ma proprio a Hong Kong, nel 2013, ha fondato lo studio di progettazione Ponti Design Studio. Shadows in the Windows è stato presentato presso Superstudio Più in occasione dell’ultimo Salone del Mobile di Milano: nonostante al momento le sedute non siano in produzione, esse segnano un importante traguardo raggiunto nel solco di una sua pluriennale ricerca che ha portato il designer a ottenere, nel 2016, due Good Design Awards e ancor più di recente l’IF Design Award.
Nei progetti firmati da Andrea Ponti è evidente il fascino che esercita su di lui l’estetica e la filosofia progettuale giapponesi, consolidato anche attraverso uno stretto rapporto di collaborazione con alcuni dei più importanti esponenti del design nipponico contemporaneo, tra cui Toshiyuki Kita, Chiaki Murata e Junzo Yamashita, ma il suo interesse è rivolto anche all’uso di componenti tecnologiche innovative, come dimostrano molti degli oggetti da lui realizzati per importanti brand – andreaponti.com